Reliquiario del Libretto
Settimo decennio del XIV secolo
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore
Oro, perle, rubini balasci, mica, niello, miniature su pergamena; cm. 6 x 7,5 x 2 (chiuso); cm. 24,4 x 14 x 1,5 (aperto).
Entro Teca di Paolo di Giovanni Sogliani, 1500-1501.
Realizzato in ambito di manifattura parigina.
Il reliquiario detto “del Libretto” è una sorta di piccolo polittico, con una parte fissa centrale e due triplici ante laterali che si aprono “a libro”. Tali laterali presentano, all’interno di archetti gotici,una serie di alloggi per settantadue reliquie di santi, chiuse da una pellicola di mica. La parte centrale invece custodisce le sacre reliquie della Passione collocate in piccoli vani, incorniciati dalle sagome proprie dell’oggetto da cui le stesse reliquie derivano. Tali aperture sono velate da sottili fette di cristallo di rocca. La teca centrale è poi affiancata, su ciascun lato verticale, da una serie di perle e rubini balasci alternati .
Nella lato superiore della sezione centrale è incernierata una lamina d’oro, apribile a ribalta, su cui lati — fronte e retro — sono stese e fissate due miniature su pergamena rappresentanti,l’una il Crocifisso con la Madonna San Giovanni e la Maddalena e l’altra La Trinità con i ritratti di Luigi d’Angiò (?) e sua moglie Marie de Blois (?).
Quando è chiuso da eleganti griffes laterali,il reliquiario ha l’aspetto di un astuccio, che sul fronte presenta in ciascun sportello un motivo a losanghe che, entro un’incorniciatura, si sovrammette a un tappeto di fleurs de lis ricavati in oro sul fondo blu. Sul retro, un’iscrizione francese in caratteri gotici, anch’essa incisa in oro su fondo blu, dice che “Il re Carlo V ha donato a Luigi suo fratello maggiore primo duca d’Angiò questo reliquiario e le reliquie da lui prese nella Sainte-Chapelle del Palazzo”.La scritta prosegue elencando le reliquie della Passione, delle Tavole della Legge e della verga di Mosè.
Firenze, Palazzo Medici Riccardi, cappella dei Magi (fino al 1495); Francesco Piccolomini, cardinale di Siena (1495); Arte dei Mercatanti o di Calimala (febbraio 1495), Battistero di San Giovanni (dal 1501 entro la teca di Paolo di Giovanni Sogliani); Museo dell’Opera del Duomo.
La preziosa oreficeria realizzata per volere di Carlo V re di Francia (1364-1380), che la regalò al fratello Luigi duca d’Angiò. Non si sa nulla del Libretto fino al 1465, quando viene ricordato da un inventario di gioie e preziosi di Piero di Cosimo de’ Medici detto il Gottoso. Il reliquiario era allora collocato sull’altare della cappella in Palazzo Medici, ubicazione riconfermata dall’inventario del 1492 redatto dopo la morte del Magnifico. Il reliquiario era allora dotato di una custodia in cuoio, poi andata perduta.
Non si sa con certezza quando e come il reliquiario giunse in Italia. Luigi d’Angiò potrebbe aver portato con sé il reliquiario, quando giunse nella penisola nel 1382 come successore della regina Giovanna di Napoli. Il prezioso oggetto sarebbe quindi rimasto in territorio italiano dato che Luigi morì due anni dopo a Bisceglie presso Bari (Poggi 1916).
Diversamente il Libretto potrebbe essere giunto a Firenze intorno al 1465, inviato da Luigi XI di Francia a Piero il Gottoso al momento in cui concesse il monarca al Medici di introdurre nello stemma di famiglia il bisante azzurro caricato di tre gigli d’oro (Scalini 1997) (vd. scheda: Stemma e imprese dei Medici).
Dopo la cacciata dei Medici nel novembre del 1494, i Sindaci del nuovo governo repubblicano utilizzarono il reliquiario e altri preziosi nel Palazzo di via Larga per pagare i debiti del banco mediceo. Così il reliquiario fu in parte riscattato da Francesco Piccolomini, cardinale di Siena e futuro papa Pio III, a saldo di un credito. Il prezioso manufatto fu quindi comprato dall’Arte dei Mercatanti (o di Calimala) per mezzo di Taddeo d’Agnolo Gaddi, rappresentante dell’Opera di San Giovanni e della Signoria di Firenze, dopo un’accesa trattativa con il procuratore del cardinale Piccolomini, don Leonardo abate di Ruota dell’ordine camaldolese. Così nel febbraio del 1495 il reliquiario venne collocato nel Battistero di San Giovanni.
Per custodire al meglio la preziosa oreficeria e il suo sacro contenuto, nel novembre del 1499 il consoli dell’Arte di Calimala decisero fare una sorta di tempietto entro il quale inserire il reliquiario francese. Il 30 marzo del 1500 venne incaricato Paolo di Giovanni Sogliani di realizzare una teca in argento, oro e smalti, per custodire l’antico Libretto. L’opera fu conclusa entro il 9 febbraio del 1501, quando l’artista venne pagato.
Tuttora il Reliquiario del Libretto si presenta con tale sistemazione nel Museo dell’Opera del Duomo.
- G. Poggi, Il Reliquiario del “libretto” nel Battistero fiorentino, in “Rivista d’Arte”, IX, 1916, pp. 238-249.