Testa di cavallo
II o I sec. a C.
Luogo:
Firenze, Museo Archeologico Nazionale
Inventario:
inv. n. 1639
Bronzo, tecnica a cera persa, tracce di doratura; h. cm. 81.
Di restauro: il collare con targa.
Realizzato nell’ambito dell’arte ellenistica.
La bellissima testa, molto ben conservata, è quella di un cavallo che nel tentativo di rimuovere il morso, si gira bruscamente verso sinistra. La tensione dei muscoli, le vene turgide, gli orecchi mobili, oblique e asimmetrici, le froge del naso dilatate, danno la percezione di un animale vitale impetuoso e recalcitrante.
Presenta dorature in più punti.
Roma (?); Firenze, Palazzo Medici, giardino (ante 1464); Palazzo Vecchio, forse Cortile della Dogana (1495-1512); Palazzo Medici, giardino; Casino di San Marco (1621); Galleria degli Uffizi (1671).
Forse proveniente da Roma, la testa di cavallo doveva far parte di un monumento equestre antico. La datazione dell’opera è molto dibattuta. Di recente, la tecnica della doratura e lo stile del modellato hanno fatto propendere la critica a collocare la testa di cavallo verso la fine dell’età ellenistica, dunque anteriore al I sec. a.C.
E’ entrata nelle collezioni medicee nel XV secolo, fu probabilmente ammirata e studiata da scultori come Donatello e Verrocchio attivi presso i Medici. Nel 1495 al momento della confisca da parte del governo repubblicano, la testa era in Palazzo Medici, nel giardino, come attesta il decreto di confisca. Rientrata in Palazzo Medici con il ritorno della famiglia dall’esilio, divenne elemento ornamentale di una fontana del giardino del palazzo di Via Larga.
E’ ricordata nell’inventario di Guardaroba del 1578, dove risulta posta nel cortile grande, probabilmente di Palazzo Pitti.
Il bronzo ha notevoli somiglianze con l’altra testa di cavallo ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli riferita a Donatello, il quale deve essersi ispirato direttamente al famoso pezzo archeologico in casa Medici. Del resto questo potrebbe essere stato anche un modello ispiratore dei monumenti equestri dello stesso Donatello (Gattamelata a Padova) e di Verrocchio (Colleoni a Venezia).