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Vedute di Firenze: Piazza della Signoria e L’Arno con ponte Santa Trinita, dipinti

Periodo:

1742 circa


Committente / Collezionista:
Luogo:

Budapest, Museo Nazionale di Belle Arti


Tela; cm. 61 × 90 e 62 × 90.

Le due vedute, l’una a pendant dell’altra, rappresentano luoghi celebri di Firenze: una piazza della Signoria e l’altra l’Arno.
Nella prima, con l’aiuto della camera ottica, Bernardo Bellotto ha rappresentato la piazza in proporzioni dilatate con un punto di vista frontale rispetto a Palazzo Vecchio, posto sulla destra. Grazie a tale strumento ottico, gli edifici appaiono particolarmente allungati e le torri — quelle di Palazzo Vecchio, del Palazzo del Bargello, della Badia Fiorentina — si stagliano contro il cielo cristallino. La Loggia dei Lanzi sulla destra fa da quinta teatrale e introduce lo sguardo verso l’edificio-simbolo, Palazzo Vecchio. Attraverso le arcate si intravede il cavalcavia che collega l’edificio agli Uffizi. Tocchi di luce evidenziano i monumenti scultorei, pur piccoli in lontananza: da destra, l’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli (1534), il David di Michelangelo (1504; l’originale era ancora in loco), il Marzocco (l’emblema del leone con lo stemma di Firenze), la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (1577), il Monumento equestre a Cosimo I di Giambologna (1598). Intorno al palazzo c’è ancora l’antica “aringhiera”, il muro che delimitava le gradinate che un tempo ospitavano le autorità durante le celebrazioni pubbliche. Accanto al piedistallo del David, c’è una garitta per la sentinella. Da Palazzo Vecchio procedendo verso sinistra, si ergono la sede trecentesca del Tribunale della Mercanzia, sul fondo, e la facciata plastica di Palazzo Uguccioni (1549), il cui progetto è attribuito a Raffaello. Seguono verso il primo piano una serie di edifici non più esistenti, abbattuti e rinnovati nell’Ottocento: fra questi c’è la chiesa di San Romolo con il campanile a vela. Aldilà del palazzetto all’estrema sinistra, con altana superiore e bottega con tettoia, si intravede la cupola di Santa Maria del Fiore, di dimensioni ridotte e anch’essa allungata. La luce calda di limpido pomeriggio che sta volgendo la tramonto definisce ogni minimo dettaglio soffermandosi persino sulle pietre, i cornicioni, le figurette nella piazza ben caratterizzate nel loro status sociale. Segnano il margine del primo piano una carrozza che corre il palcoscenico improvvisato di un saltimbanco che sta intrattenendo il suo pubblico.
La veduta dell’Arno nell’altra tela è ripresa da ponte Vecchio verso ponte Santa Trinita. L’immagine ha una salda costruzione prospettica in cui gli spazi si ampliano lateralmente e si accorciano in distanza, alterazioni cercate dall’artista probabilmente grazie all’uso della camera ottica. Il punto di vista dell’osservatore è a sinistra, dunque opposto rispetto alla tela con la veduta di piazza della Signoria, che ne costituiva il pendant. Il dipinto è un importante documento degli edifici che si affacciavano sulla sponda sinistra dell’Arno, prima che venissero abbattuti nel 1944 durante la seconda guerra mondiale in prossimità di ponte Vecchio. Dietro la vela dell’ultima barca in lontananza si susseguono invece costruzioni ancora esistenti: la torre campanaria e l’absidiola sporgente di San Jacopo Soprarno, la punta del campanile di Santo Spirito, il fronte del Palazzo delle Missioni e infine sul fondo la cupola di San Frediano in Cestello. Il ponte Santa Trinita è forse rappresentato per la prima volta in questo dipinto; dietro ad esso si intravede quello alla Carraia. Sulla sponda destra il secondo edificio che si intravede è Palazzo Acciaioli con il balcone al primo piano, dal quale si assisteva alle sfilate e agli spettacoli in Arno.

Firenze, Palazzo Medici Riccardi (1752-1814); Budapest, collezione Esterhàzy (1819-1865).
I due dipinti sono ricordati nella collezione di Vincenzo Riccardi nell’inventario del 1752 attribuite a Canaletto. Furono eseguiti da Bernardo Bellotto in occasione di un suo probabile soggiorno a Firenze intorno al 1742, ospite proprio del marchese Riccardi. Questi sistemò le tele nella propria camera da letto.
I dipinti sono rimasti in Palazzo Medici Riccardi fino alla dispersione della quadreria ai primi dell’Ottocento (1814). Nel 1819 erano nella collezione dei principi Esterhàzy a Budapest, acquisita poi nel 1865 dal Museo Nazionale di Belle Arti.
Veneziano, Bernardo Bellotto fu nipote e allievo di Antonio Canal detto Canaletto. Dietro suggerimento dello zio, fra il 1740 e il 1742 fece un viaggio formativo in Italia centrale, in occasione del quale fece probabilmente tappa a Firenze. Qui entrò in rapporto con il vedutista fiorentino Giuseppe Zocchi e con il suo protettore, il marchese Andrea Gerini.
Per primo Bellotto ha ritratto l’Arno con i suoi ponti e gli edifici affacciati su esso. L’artista, veneziano di nascita e formazione, era spinto dal suo interesse per l’acqua e i suoi riflessi colorati sulle facciate della case. Con tale soggetto inedito Bellotto inaugurò una tradizione iconografica fortunata che da Zocchi, Patch e Marlow continuò poi per tutto l’Ottocento.