Busto di Adriano
Periodo:
Copia II sec. d. C. da modello databile dopo il 117 d.C.
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Galleria degli Uffizi
Link:
Marmo bianco a grana fine, h. cm. 68.
Di restauro: il naso; ciocche di capelli sulla tempia destra e sulla fronte; parte dell’orecchio sinistro; parte delle orecchie; alcuni tasselli sul collo; la spalla destra; parte del gorgoneion; la fibula; il muso di lupo con il nastro; il bordo inferiore della corazza; tasselli nel panneggio (cfr. Itinerario… 1992).
Il busto ritrae l’imperatore Adriano, con il tratto caratteristico della capigliatura folta e riccioluta, testimoniato dalla tradizione iconografica del personaggio. Le ciocche dei capelli sono gonfie e ben distinte. Ha inoltre la barba, corta ma fitta e dunque ben evidente, anch’essa a ciocche. La testa ruota verso destra sul collo possente. Il naso è lungo, un po’ largo e lievemente ricurvo; le guance sono piene, gli orecchi presentano un solco profondo ai margini del padiglione che taglia il lobo (altro carattere che torna in vari ritratti di Adriano).
Il busto è loricato con una corazza ornata da una testa di Gorgone al centro e una testa di lupo con un nastro in bocca di lato; un panneggio copre la spalla sinistra, fissato in alto con una fibbia. Anche la corazza, tipica dell’età adrianea, ritorna in altri ritratti dell’imperatore romano.
Napoli (XV secolo); Firenze, Palazzo Medici; Palazzo Vecchio (1495); Palazzo Medici (1512); Galleria degli Uffizi (dal 1659).
La scultura degli Uffizi ritrae Publio Elio Traiano Adriano, meglio noto come Adriano (76 d.C. – 138 d.C.) imperatore romano dal 117 d.C.. Confermano tale identificazione, condivisa generalmente dalla critica, la capigliatura riccioluta e abbondante, la barba corte e fitta, il busto loricato e panneggiato con gorgoneion e testa di lupo, caratteri che tornano in un tipo iconografico testimoniato da sette repliche, detto della “Stazione Termini” dall’esemplare migliore della serie. Il modello per tale tipo dovrebbe essere databile poco dopo il 117, data della salita al trono di Adriano. La copia degli Uffizi sarebbe collocabile a breve distanza dall’archetipo per l’alta definizione dei tratti. La serie si data comunque fino al 121 d. C. (Monaco, in Itinerario… 1992 con bibliografia).
Il busto è stato identificato con uno dei pezzi antichi offerti da re Ferdinando d’ Aragona a Giuliano da Sangallo allora a Napoli, affinché li portasse a Firenze in dono a Lorenzo il Magnifico. L’opera così entrò nelle collezioni medicee, collocata in Palazzo Medici, andando ad arricchire la serie di teste di imperatori romani poste sopra le porte del piano terra, entro incorniciature di gesso a forma di anelli diamantati con le tre piume, una delle più importanti imprese medicee quattrocentesche (vedi scheda: Stemmi e imprese dei Medici).
Nel 1495 i busti degli imperatori, insieme ad altre opere emblematiche della raccolta come il David e la Giuditta di Donatello, furono requisite dalla Repubblica fiorentina, che dopo la cacciata dei Medici aveva confiscato il palazzo di via Larga. Le opere di collezione medicea confiscate furono quindi trasferite in Palazzo Vecchio.
Con il rientro della famiglia nel 1512 e la conseguente restituzione dei beni, il busto di Adriano – insieme ad altre importanti opere archeologiche – tornò in Palazzo Medici, dove lo vide il Vasari (1568) in quella che doveva essere stata la sua collocazione originaria, “sopra la porta del giardino in casa Medici” (si veda Archivio /Antologia), cioè la porta che sul lato occidentale del cortile di Michelozzo immetteva nel giardino retrostante.
Il busto di Adriano è quindi ricordato negli inventari della Guardaroba Medicea fino al 1659, quando fa il suo ingresso nella Galleria degli Uffizi.