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Chiesa e convento di San Marco

Autore:
Periodo:

1437-1451 circa


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, piazza San Marco (quartiere di San Giovanni, gonfalone del Leon d’Oro)


La chiesa rinnovata da Michelozzo è a navata unica con transetto, abside poligonale, copertura a crociera costolonata. Risulta in buona parte rinnovata dalla fine del Cinquecento in poi. Le mostre delle finestre gotiche preesistenti alla ristrutturazione quattrocentesca sono ancora visibili sul fianco della chiesa, dal chiostro di Sant’Antonino. Quasi intatta, anche se chiusa e accessibile solo su richiesta, è l’abside rinascimentale con due belle cornici di portali in pietra.
La facciata dovuta a Michelozzo è probabilmente restituita dal pannello della Pala di San Marco dell’Angelico raffigurante la Sepoltura dei Santi Cosma e Damiano. L’interno invece è documentato dalla scena della Circoncisione dipinta dall’Angelico nell’Armadio degli Argenti (Museo di San Marco) e dall’affresco di Alessandro Tiarini raffigurante la Consacrazione della chiesa posto nel chiostro di Sant’Antonino.
Il convento, che si è mantenuto pressoché integro, è organizzato intorno a due chiostri a pianta quadrata e porticati: quello di Sant’Antonino, oggi compreso nel Museo, e quello di San Domenico, ancora abitato dai domenicani.
Il primo chiostro è delimitato da un porticato, con colonne a fusto circolare e capitelli ionici, su cui si impostano archi ribassati senza incorniciatura sul fornice. Nel registro superiore alle pareti esterne e nelle chiavi di volta del porticato ricorre lo stemma mediceo. Su questo chiostro si affacciano l’ospizio (dove sono esposti dipinti su tavola dell’Angelico), la sala del lavabo e il refettorio grande, la sala del capitolo, la sagrestia che dà accesso alla chiesa. Al piano superiore si trovano i dormitori e l’appartamento del priore.
Il secondo chiostro, più ampio, si apre alle spalle della chiesa. Il secondo ordine di loggiato previsto in origine al piano superiore risulta tamponato. Al piano terreno il porticato riprende le tipologie del primo chiostro: capitello ionico e arco ribassato. Invece al piano superiore troviamo capitelli tuscanici sormontati da archi a tutto sesto.
Dal chiostro di Sant’Antonino, attraverso un corridoio sul lato nord, si accede anche alla scala che conduce al dormitorio superiore e ai locali al pianterreno che formavano la foresteria con il relativo refettorio. Dalla stanza del lavabo si passa a locali di servizio intorno al cosiddetto chiostrino della spesa e al chiostrino dei serviti, una sopravvivenza dell’antico convento.
Al piano superiore, dal corridoio nord dei dormitori quattrocenteschi si entra nella biblioteca costruita da Michelozzo per ordine di Cosimo il Vecchio. E’ a tre navate, scandite da colonne con capitelli ionici e archi a tutto sesto; la navata centrale ha copertura a volta a botte più alta di quelle laterali voltate a crociera.

Nel 1418 fra’ Giovanni Dominici, a capo della comunità di domenicani dell’Osservanza di Fiesole, chiese al papa di avere l’assegnazione di una sede nella città di Firenze. Il Dominici, discepolo di Bernardino da Siena e personaggio influente e stimato della religiosità fiorentina, aveva fondato l’Osservanza nella città toscana nel 1406 staccandosi da Santa Maria Novella insieme ad alcuni confratelli per trasferirsi nel convento di San Domenico a Fiesole. Adesso il Dominici voleva rientrare a Firenze e stabilirsi nel convento di San Marco su via Larga, appartenenti ai padri silvestrini, che di recente avevano dimostrato di mancare alla regola monastica.
Finalmente nel 1436, grazie all’intercessione di Cosimo il Vecchio de’ Medici, papa Eugenio IV con una bolla del 21 gennaio concesse il convento di San Marco ai domenicani di Fiesole. Cosimo si impegnò a seguire e finanziare i lavori di ristrutturazione e di ampliamento, che iniziarono l’anno seguente. Il Medici commissionò l’impegnativa opera architettonica all’amico Michelozzo di Bartolomeo.
Nel 1437 venne pianificato l’intervento nella zona del convento e dei dormitori, l’anno seguente quello relativo alla chiesa. Fra il 1439 e il 1444 fu priore di San Marco, Antonino Pierozzi, vicario generale dell’ordine domenicano dell’Osservanza, già priore a Cortona, Fiesole, Napoli e a Roma in Santa Maria Sopra Minerva. Antonino, per con la sua consuetudine con i Medici, favorì certamente l’assegnazione del complesso di San Marco alla comunità fiesolana e il suo patronato a Cosimo. Con il suo ideale di vita austero e rigoroso, Antonino certo influenzò lo stile proprio della architettura di Michelozzo e dei dipinti di fra’ Giovanni detto l’Angelico, che dalla fine degli Trenta era impegnato ad affrescare gli ambienti del convento della famiglia domenicana a cui li stesso apparteneva.
Il complesso silvestrino aveva caratteri gotici improntati ad una sostanziale semplicità. La chiesa era costituita da un’unica e ampia navata, da un breve transetto e da un presbiterio a pianta quadrata; le pareti erano ornate da affreschi di Antonio Veneziano. Per la chiesa, dove imbiancò gli affreschi e adeguò lo stile delle modanature, Michelozzo intervenne in maniera sostanziale solo con l’aggiunta di una tribuna, l’inserimento del coro nel presbiterio gotico e l’elevazione del tramezzo nell’aula. Annessa alla chiesa, l’architetto ha annesso una sagrestia a pianta quadrata con volta a botte.
Nel giorno dell’Epifania del 1443 la chiesa fu consacrata dal cardinale Niccolò, arcivescovo di Capua, alla presenza di papa Eugenio IV e Cosimo il Vecchio. Sull’altar maggiore si trovava la pala dipinta da Fra’ Giovanni detto l’Angelico (ora nel Museo).
I lavori per il convento proseguirono fino al 1446 circa. Alla metà del Quattrocento risultano compiuti il chiostro di Sant’Antonino, i dormitori soprastanti, l’ospizio dei pellegrini, la biblioteca e il secondo chiostro detto di San Domenico con un loggiato a due livelli. La biblioteca, che ospitò codici e volumi lasciati in eredità da Niccolò Niccoli, fu concepita come la prima biblioteca pubblica di Firenze, accessibile anche dall’esterno: si tratta di una delle architetture più emblematiche del primo Rinascimento fiorentino. In origine aveva le pareti tinteggiata di un verde acqua, non vi erano le cornici in pietra a rivestire gli archi e aveva scaffali alle pareti e 64 banchi in legno di cipresso nelle navate. Nello stesso 1446 Antonino Pierozzi fu nominato vescovo di Firenze da papa Eugenio IV.

San Marco dopo Michelozzo

Nel 1480 circa Domenico Ghirlandaio dipinse l’Ultima Cena nel piccolo refettorio della foresteria.
Alla fine del Quattrocento in San Marco furono sepolti Agnolo Poliziano (1484) e Giovanni Pico della Mirandola (1494).
Dal 1489 fu priore del convento fra’ Girolamo Savonarola, ispiratore e promotore della rivolta cittadina del 1494 che portò alla cacciata della famiglia Medici e all’instaurarsi del governo repubblicano a larga rappresentanza popolare. Nel 1498 mentre era nel convento di San Marco fu catturato dagli oppositori interni allo stesso governo e fu condannato al rogo in piazza della Signoria.
Al pensiero del Savonarola si ispirò la pittura di Fra’ Bartolomeo, che aprì la propria bottega nel medesimo convento, costituendo una vera e propria scuola. Del frate rimane la Madonna col Bambino e santi datata 1509 in chiesa, oltre a varie opere nel Museo.
Nel 1536 Giovanni Antonio Sogliani affrescò il refettorio grande con Provvidenza dei domenicani.
La chiesa e il convento subirono ulteriori ampliamenti e trasformazioni dal 1579 ad opera del Giambologna (cfr. cappella di Sant’Antonino o Salviati, cappella Serragli o del Sacramento, entrambe in chiesa) e dal 1679 da Pierfrancesco Silvani. Nel Cinquecento fu aggiunto sul lato settentrionale del complesso, affacciato sul chiostro di San Domenico, un altro dormitorio.
Ai primi del Seicento Bernardino Poccetti, Fabrizio Boschi, Matteo Rosselli e Giovan Battista Vanni e altri affrescarono le Storie di Sant’Antonino nel primo chiostro. Un secolo dopo Alessandro Gherardini, Sebastiano Galeotti, Cosimo Ulivelli e collaboratori dipinsero le storie di San Domenico nel secondo chiostro.
Con la soppressione del 1866, il convento passò al demanio e nel 1869 fu riaperto come museo. Ai primi del Novecento Guido Carocci vi trasferì numerosi reperti dell’arredo urbano della zona del Mercato Vecchio, salvati dalle distruzione di fine Ottocento. Nel 1918-1921, infine, furono riunite nella sala dell’Ospizio, vari dipinti dei depositi delle Gallerie Fiorentine dal XIV al XVII secolo (fra cui molte opere dell’Angelico) in gran parte provenienti da chiese e conventi soppressi a Firenze e provincia.

  • La chiesa e il convento di San Marco a Firenze, Firenze, Cassa di Risparmio di Firenze – Giunti, 1989-1990, 2 voll.