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Compianto sul Cristo morto

Periodo:

1460 ca.


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, Galleria degli Uffizi


Inventario:

inv. 1890 n. 1114


Tavola (quercia), cm. 111 x 95.

La scena rappresenta il momento che precede la sepoltura di Cristo nella tomba offerta da Giuseppe d’Arimatea. Davanti all’apertura rettangolare del sepolcro, Giuseppe d’Arimatea (calvo e barbuto) e Nicodemo (più giovane, in una ricca veste, con lo sguardo rivolto allo spettatore) sostengono il corpo di Cristo avvolto nel sudario sopra la lastra in pietra, mostrandolo all’osservatore frontalmente con le braccia aperte come se fosse in croce. Ai lati, Maria e Giovanni piangenti tengono le braccia di Gesù. Di spalle, inginocchiata a terra, Maria Maddalena apre le braccia vinta dal dolore.
In primo piano, su un prato descritto minutamente, poggiano un cappello, un bastone fra due pietra e una pisside. Dietro la roccia spunta in lontananza l’altura del Golgota con le tre croci. Il borgo murato a sinistra allude a Gerusalemme. Lungo il sentiero, che dalla città avanza verso il giardino del sepolcro, stanno avanzando verso il sepolcro due delle pie donne che tre giorni dopo scopriranno il sepolcro vuoto, abbandonato da Cristo risorto. Intorno il paesaggio è ridente in una serena giornata inondata da un sole cristallino che prefigura proprio la Resurrezione.

Firenze, Villa Medicea di Careggi, cappella (inventario del 1492 nella copia del 1512); Casino Mediceo, primo piano (ante 1666); Uffizi, come opera di Albrecht Dürer (dopo il 1666).
Il dipinto risulta collocato nella cappella della villa medicea di Careggi, secondo quanto riportano sia l’inventario dei beni del Magnifico del 1492, sia le Vite del Vasari (1550 e 1568).
Rimase in tale ubicazione, finché nel Seicento il cardinale Carlo de’ Medici, divenuto usufruttuario della villa, non trasferì la tavolanella propria residenza in città, il Casino Mediceo in piazza San Marco. Dopo la morte del cardinale nel 1666, il dipinto entrò negli Uffizi con l’attribuzione ad Albrecht Dürer. Sin dal 1823, l’opera è sempre stata riferita unanimemente a Rogier van der Weyden.
Il supporto in quercia dimostra che il dipinto è stato eseguito dal van der Weyden nel suo paese, le Fiandre. La composizione si ispira in maniera inequivocabile al Compianto di Cristo dipinto dall’Angelico in un pannello (Monaco, Alte Pinakothek) per la predella della pala di San Marco, opera commissionata da Cosimo il Vecchio nel 1438-1440. Il pittore fiammingo potrebbe aver visto il dipinto dell’Angelico in occasione di una sosta a Firenze durante il soggiorno effettuato in Italia per il Giubileo del 1450.
Il dipinto ora agli Uffizi potrebbe essere stato commissionato da Cosimo il Vecchio o da Piero il Gottoso in occasione dei lavori di ristrutturazione approntati dai Medici alla villa negli anni Sessanta. Nei lineamenti del volto piangente di Nicodemo è stato riconosciuto il ritratto di Cosimo che nel 1463 perse il figlio Giovanni a distanza di quattro anni dalla morte del nipote Cosimino (Pope Hennessy, Ddhanes, De Vos). Rogier van der Weyden era già considerato il più grande pittore fiammingo vivente.
Quando la tavola dipinta giunse a Firenze, nelle collezioni medicee, dovette suscitare grande scalpore tanto da divenire un modello per vari artisti fiorentini sin dagli anni Settanta del Quattrocento. Fra gli artisti che si ispirarono all’opera fiamminga, si ricordano Domenico Ghirlandaio, Leonardo, Monte di Giovanni, Bartolomeo di Giovanni, Raffaellino del Garbo, Michelangelo (Firenze e gli antichi Paesi Bassi… 2008, p. 100).

  • Firenze e gli antichi Paesi Bassi, 1430 – 1530. Dialoghi tra artisti: da Jan van Eyck a Ghirlandaio, da Memling a Raffaell0…, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina) a cura di B. W. Meijer, Livorno, Sillabe, 2008.
  • G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1550, ed. a cura di L. Bellosi e A. Rossi, Torino, Einaudi, 1986.
  • G. Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori, architettori… di nuovo ampliate, Firenze, Giunti, 1568, 3 voll., in “Le opere di Giorgio Vasari”, ed. a cura di G. Milanesi, Firenze, Le Monnier, 1878-1885, 9 voll., I-VII, 1878-1881.