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Tre tele di formato quadrato, di circa 320 cm (“6 braccia”) per lato.

Firenze, Palazzo Medici Riccardi, sala grande al primo piano su via Larga; Palazzo Vecchio (dal 1495 – almeno fino al 1584); disperse.

Citate nell’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico del 1492, le tele rappresentavano tre Fatiche d’Ercole: Ercole e il leone di Nemea, Ercole e l’Idra, Ercole e Anteo. Esse erano appese sulla parete lunga del salone al piano nobile di Palazzo Medici (la cosiddetta “sala grande”), di fronte alle finestre su via Larga. In una lettera indirizzata nel 1494 a Virginio Orsini, Antonio Pollaiolo ricorda che “34 anni” prima aveva dipinto, “quelle fatiche d’Ercole che sono nella sala del palazzo” (Lettera… 1891). Dunque, l’opera venne realizzata intorno al 1460, dietro commissione dunque di Cosimo il Vecchio o — più probabilmente — di Piero il Gottoso. Con la cacciata dei Medici da Firenze e il sequestro del palazzo di via Larga, il 9 ottobre del 1495 le tele dei Pollaiolo furono requisite dal governo repubblicano e trasferite in Palazzo Vecchio, dove ebbero una collocazione altrettanto di rilievo e pubblica nell’antica sala del Consiglio, mentre era ancora in corso d’opera la Sala Grande. Col medesimo decreto, giunsero coi tre teleri in Palazzo Vecchio, anche il David e la Giuditta in bronzo di Donatello e i due Marsia restaurati da marmi antichi, opere di forte valenza civile e politica. Con il rientro dei Medici (1512), le tre Fatiche furono restituite alla famiglia, visto che Vasari (1550 e 1568) le ricorda ancora nella sala grande di palazzo Medici. Citate per l’ultima volta dal Borghini nel 1584, le tele dei Pollaiolo sono poi andate disperse. Le celebri tele di Palazzo Medici suggerirono varie repliche che costituiscono oggi una preziosa fonte figurativa. Lo stesso Antonio Pollaiolo dipinse un decennio dopo una versione in scala ridotta di due Fatiche nelle due tavolette ora agli Uffizi e una traduzione scultorea dell’Ercole e Anteo nel bronzetto al Bargello. Cristoforo Robetta fece due incisioni, molto simili alle tavolette di Antonio. Due piatti di ceramica del primo Cinquecento illustrano rispettivamente l’Ercole e l’Idra (Oxford, Ashmolean Museum) e Ercole e il leone di Nemea (Londra, British Museum). Quest’ultimo costituisce una rara testimonianza della terza Fatica, quella che non compare nelle tavolette di Antonio.