Ritratto di dama con cagnolino
1530-1532 circa
Luogo:
Francoforte, Stadel Museum
Tavola, cm. 89,8×70,5.
La dama seduta volge il busto e la testa di tre quarti, verso lo spettatore. Il volto ha la carnagione candida quasi eburnea come quella delle mani. Il colore dell’abito che risalta nettamente è il rosso, a cui si accostano in maniera contrastante il nero delle maniche di velluto e il bianco della camici plissettata. La donna tiene in grembo un cagnolino, uno spaniel, docile anch’egli con gli occhi puntati sull’osservatore. La dama poggia poi una mano sul rosario e l’altra sul bracciolo. Tiene i capelli chiusi in una rete nera e oro, gli stessi colori della collana che splende sulla candida camicia. Oltre alla collana porta due anelli di cui uno, nella mano destra con una punta diamantata.
La figura nobile dell’effigiata è inquadrata da una nicchia alle sue spalle, centrata rispetto alla sua testa, essenziale e scarna. La sedia in legno mostra raffinate decorazioni in bronzo dorato e un rivestimento in velluto verde. Sul dietro, in basso a destra poggiano su una mensola in pietra due libri.
Il ritratto, che presenta il personaggio in una atmosfera sospesa, assume probabilmente una valenza simbolica. Il cagnolino allude alla fedeltà coniugale, il rosario alla fede religiosa, i libri all’amore per la poesia.
Firenze, Casino di Valfonda, collezione Riccardi (1612); Firenze; Palazzo Medici Riccardi, collezione Riccardi (post 1687- inizi XIX secolo); Parigi, Le Brun (1807-1809); Roma, cardinale Fesch (1810); Parigi, collezione Mailand (1845); acquistato dallo Stadel Museum di Francoforte nel 1882.
Il quadro è citato per la prima volta nelle collezioni Riccardi nell’inventario stilato alla morte di Riccardo Romolo nel 1612, dove risulta attribuito a Pontormo. Dal Casino di Valfonda venne trasferito in Palazzo Medici Riccardi, dove rimase fino ai primi XIX secolo, quando fu venduto insieme alle altre opere della quadreria.
Nel 1807-1809 venne acquistato da Le Brun e portato a Parigi. Passato quindi in varie collezioni (cardinale Fesch, Roma, 1810; Mailand, Parigi, 1845) venne acquistato dal museo di Francoforte nel 1882.
Attribuito tradizionalmente a Pontormo già negli inventari Riccardi, il dipinto è stato di recente riferito in maniera convincente a Bronzino, al cui stile risulta appartenere la descrizione minuta ed epidermica delle stoffe e dei dettagli più minuti e preziosi, l’evidenza data alle ornamentazioni e alla foggia dell’abito, la luce che indaga ed esalta, il colore netto e smagliante (Costamagna 1994).
Ignota è l’identità della dama ritratta. Si è ipotizzato che si trattasse di una fiorentina: Maria Salviati giovane (Simon 1982), consorte di Giovanni delle Bande Nere, oppure sua sorella minore Francesca, nel 1533 sposa di Ottaviano de’ Medici (Costamagna 1994). Ma è stata anche avanzata la proposta di riconoscervi una nobile marchigiana, effigiata da Bronzino durante il suo soggiorno alla corte di Urbino nel 1530-1532 (Natali 2010).