Oggi aperto
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Tavola, cm. 65 x 42.

Galeazzo Maria Sforza (1444-1476), duca di Milano, è ritratto di tre quarti contro un fondo scuro. Porta i capelli a zazzera,con i riccioli inanellati accomodati con cura ai lati della testa. Porta un abito azzurro bordato con una candida pelliccia, con gigli d’oro ricamati a rilievo. Tiene nella sua mano destra inguantata, l’altro guanto, di camoscio o di seta. Ha i tratti ben definiti: in particolare il forte naso aquilino, il mento pronunciato e la piccola bocca. Si presenta come un personaggio altezzoso, raffinato nei modi, accurato ed elegante nell’acconciarsi e nel vestire, come le testimonianze coeve ricordano.

Firenze, Palazzo Medici Riccardi, “camera grande terrena”; Palazzo Vecchio (1553); Depositi Gallerie; Galleria degli Uffizi (dal 1880). Il Ritratto di Galeazzo Maria Sforza fu eseguito da Piero del Pollaiolo presumibilmente in occasione dell’ultima visita del duca di Milano a Firenze nel 1471 (cfr. la scheda relativa all’Evento). In effetti, una cronaca del tempo ricorda che lo Sforza e la sua consorte fecero il loro ingresso in città con abiti di broccato azzurro tempestati dei gigli d’oro dello stemma reale francese, proprio come quello che indossa il principe nel dipinto (Ettlinger 1978). Galeazzo Maria, infatti, aveva acquisito l’onore dell’insegna del fleur de lis dell’arme francese dopo il matrimonio con Bona di Savoia. Il dipinto del Pollaiolo si trovava nella “camera grande terrena” di Palazzo Medici, quando venne redatto l’inventario dei beni del Magnifico dopo la sua morte (1492). Il committente dell’opera potrebbe essere stato lo stesso Magnifico, che la fece appendere a pendant con il ritratto a mosaico di Federico da Montefeltro, ricordato dal medesimo inventario. A tale dipinto — perduto — potrebbe accennare il dito puntato del duca di Milano nel quadro del Pollaiolo. Nel 1553 il ritratto Sforza risulta nella guardaroba medicea di Palazzo Vecchio. Servì da modello a Cristofano dell’Altissimo per dipingere il ritratto del principe milanese da inserire nella serie cosiddetta “gioviana”, posta da Cosimo I inizialmente nella sala delle carte geografiche di Palazzo Vecchio e poi trasferita nei corridoi degli Uffizi, dove venne ampliata. Il dipinto tratto dal ritratto del Pollaiolo, che si trova tuttora nel terzo corridoio della Galleria, reca l’iscrizione “galeacius m. sfortia med: dux” che conferma l’identificazione del personaggio.