Storia di Paride
Periodo:
1459-1460 (?)
Luogo:
Opere perdute. Già: Firenze, Palazzo Medici, "camera grande terrena" (detta "di Lorenzo").
Inventario:
Firenze, Archivio di Stato (ASF), Mediceo Avanti Principato, 165, Libro d’Inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico, 1492, copia del 1512, c. 6.
Tele
Si veda la descrizione nell’inventario del 1492 e nelle Vite di Giorgio Vasari (1550 e 1568).
Si può ipotizzare che la “storia di Paride” del Pesello potesse essere un Giudizio di Paride: Paride, principe troiano di straordinaria bellezza deve scegliere fra Minerva, Giunone e Venere, la dea a cui consegnare il pomo d’oro, della Discordia; egli sceglie Venere, che gli offre l’amore della fanciulla più bella, Elena, moglie del re greco Menelao; dall’unione di Paride e Elena ebbe origine la guerra di Troia. Il Giudizio di Paride, tema che ben si prestava a facili interpretazioni in chiave moraleggiante, era fra i soggetti spesso introdotti in arredi e paramenti da camera del primo Quattrocento. Tali composizioni proponevano spesso una rilettura del tema attinto dal mito antico in termini cortesi. E’ questo, per esempio, il caso del desco di scuola fiorentina con gli stemmi Dragomanni e Sercambi, ora al Museo del Bargello (inv. Carrand n. 2026; in Eredità del Magnifico, 1492-1992, catalogo della mostra a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze, S.P.E.S., 1992, pp.147-148 n. 124, con bibliografia).
Dall’inventario dei beni del Magnifico del 1492 si ricava che nella “camera grande terrena” prima di Piero il Gottoso e poi di Lorenzo stesso erano ubicate alcune tele di Paolo Uccello, oltre ai tre pannelli della Battaglia di San Romano. Le tele raffiguravano una storia di Paride (forse un Giudizio di Paride?) e una scena con leoni in lotta con draghi. Probabilmente le tele di Paolo Uccello continuavano un ciclo già avviato con una Caccia da Francesco di Stefano detto il Pesellino, morto ancor giovane nel 1457. Le Vite del Vasari (1550, 1568) risultano assai confuse nel descrivere le opere di Paolo Uccello e quelle del Pesellino in Palazzo Medici, in parte confondendole fra loro. Più preciso invece risulta l’inventario del 1492.