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La visita di Galeazzo Maria Sforza e di Bona di Savoia

Il 13 marzo 1471 Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, con la consorte Bona di Savoia giunse a Firenze per sciogliere un voto fatto alla Santissima Annunziata.
I due duchi giunsero a Firenze accompagnati da un corteo imponente e sontuoso, comprendente fra l’altro 12 carri rivestiti di drappi d’oro e d’argento ricamati con la guardaroba di Bona e delle sue dame, 50 pregiate chinee e 50 grossi corsieri riccamente bardati, 100 uomini armati, 500 fanti, 50 staffieri vestiti di seta e argento, 500 coppie di cani e moltissimi falconi e sparvieri per la caccia. A questi si univano i cortei personali di baroni e cortigiani che accompagnavano gli Sforza per un totale di 2000 cavalli.
Erano passati dodici anni dall’ultimo soggiorno fiorentino di Galeazzo Maria Sforza avvenuto nel 1459. Come allora il principe milanese fu ospitato in maniera solenne e fastosa in Palazzo Medici, ma ad accoglierlo stavolta non c’era Cosimo il Vecchio, ma i suoi nipoti Lorenzo e Giuliano.
La dimora medicea si svelò agli occhi del duca e della sua consorte come uno scrigno colmo di tesori.
Era il periodo di quaresima e dunque non era consentito organizzare intrattenimenti cavallereschi, come giostre, tornei, “armeggerie” e banchetti. Furono invece allestite tre rappresentazioni religiose, ciascuna in una importante chiesa nell’Oltrarno della città: l’Annunciazione a San Felice in Piazza, l’Ascensione in Santa Maria del Carmine, la Pentecoste in Santo Spirito. I tre spettacoli furono organizzati da altrettante compagnie dei laudesi, legate da rapporti di amicizia con i Medici: la compagnia di Santa Maria delle Laudi detta di Sant’Agnese si occupò dell’Ascensione, quella di Santa Maria delle Laudi e dello Spirito Santo detta del Piccione fu responsabile della Pentecoste.
I tre spettacoli avevano una impostazione simile e utilizzavano congegni scenici che permettevano di mettere in relazione dialettica i luoghi dell’azione. Le rappresentazioni dell’Annunciazione e dell’Ascensione sono descritte in maniera dettagliata dalle fonti in particolare dal Vasari (1568) che attribuisce a Filippo Brunelleschi l’invenzione degli “ingegni”, utilizzati peraltro già in occasione del concilio del 1439. Invece le notizie riguardanti la Pentecoste sono molto scarne anche se si presume che sia stata allestita con criteri molto simili.
In Santo Spirito in occasione della rappresentazione religiosa esplose un incendio devastante, che portò alla distruzione di tutti gli altari e delle innumerevoli opere d’arte della antica chiesa agostiniana. Il drammatico evento spinse ad accelerare l’edificazione della nuova chiesa su progetto di Filippo Brunelleschi.

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