Giorgio Vasari
1568
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori, architettori…
Fu Michelozzo tanto familiare di Cosimo dei Medici, che, conosciuto l’ingegno suo, gli fece fare il modello della casa e palazzo che è sul canto di via Larga di costa a San Giovannino; parendogli che quello che aveva fatto, come si disse, Filippo di ser Brunellesco, fosse troppo sontuoso e magnifico, e da recrgli fra i suoi cittadini piuttosto invidia, che grandezza e ornamento alla città e comodo a sé. Per il che, piaciutogli quello che Michelozzo aveva fatto, con suo ordine lo fece condurre a perfezione, in quel modo che si vede al presente con tante belle e utili comodità e graziosi ornamenti quanto si vede, i quali hanno maestà e grandezza nella semplicità loro.. E tanto più merita lode Michelozzo, quanto questo fu il primo che in quella città fusse stato fatto con ordine moderno, e che avesse in sé uno spartimento di stanze utili e bellissime. Le cantine sono cavate mezze sotto terra, cioè quattro braccia, e tre sopra, per amore de’ lumi, e accompagnate da canove e dispense. Nel primo piano terreno sono due cortili con logge magnifiche, nelle quali rispondono salotti, camere, anticamenre, scrittoi, destri, stufe, pozzi, scale segrete e pubbliche, agiatissime; e sopra ciascun piano sono abitazioni e appartamenti per una famiglia, con tutte quelle comodità che possono bastare, non che a un cittadino privato, com’era allora Cosimo, ma a qualsivoglia splendidissimo ed onoratissimo re; onde a’tempi nostri vi sono alloggiati comodamente re, imperatori, papi e quanti illustrissimi principi sono in Europa, con infinita lode così della magnificenza di Cosimo, come della eccellente virtù di Michelozzo nell’architettura.
(Vita di Michelozzo Michelozzi)
Finita quest’opera, poiché ebbe donato il cardinale a Giovanni un cavalierato di San Piero, lo mandò a Fiorenza, accioché, fatta nel palazzo de’ Medici una camera, cioè in sul canto, dove già Cosimo vecchio edificator di quello avea fatta una loggia per commodo e ragunanza de’ cittadini, secondo che allora costumavano le famiglie più nobili, la dipignesse tutta di grottesche e di stucchi. Essendo stata adunque chiusa questa loggia con disegno di Michelagnolo Buonarroti, e datole forma, di camera con due finestre inginocchiate, che furono le prime di quella maniera fuora de’ palazzi ferrate; Giovanni lavorò di stucchi e pitture tutta la volta, facendo, facendo in un tondo le sei palle, arme di casa Medici, sostenute da tre putti di rilievo con bellissima grazia ed attitudine: oltra di questo vi fece molti bellissimi animali e molte bell’imprese degli uomini e signori di quella casa illustrissima, con alcune storie di mezzo rilievo fatte di stucco: e nel campo fece il resto di pitture, fingendole di bianco e nero a uso di camei, tanto bene, che non si può meglio imaginare. Rimase sotto la volta quattro archi di braccia dodici l’uno ed alti sei, che non furono per allora dipinti; ma molti anni poi da Giorgio Vasari, giovinetto di diciotto anni, quando serviva il duca Alessandro de’ Medici suo primo signore l’anno 1535; il qual Giorgio vi fece storie de’ fatti di Giulio Cesare, alludendo a Giulio cardinale sopradetto che l’avea fatta fare. Dopo fece Giovanni, accanto a questa camera, in una volta piccola a mezza botte, alcune cose di stucco basse basse, e similmente alcune pitture che sono rarissime; le quali ancor che piacessero a que’ pittori che allora erano a Fiorenza, come fatte con fierezza e pratica meravigliosa, e piena d’invenzioni terribili e capricciose; perocé erano avvezzi a una loro maniera stentata ed a fare ogni cosa che mettevano in opera con ritratti tolti dal vivo, come non risoluti; non le lodavano interamente, né si mettevano, non ne bastando peravventura loro l’animo, ad imitarle.
(Vita di Giovanni da Udine)