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Trattato dell’Architettura

Antonio Averlino detto il Filarete, scultore e architetto, fu attivo inizialmente a Roma e poi dal 1451 a Milano chiamato da Francesco I Sforza. Per il signore di Milano scrisse il Trattato di architettura fra il 1460/61 e il 1464. Concluso il testo dopo la morte dello Sforza, lo dedicò a Piero il Gottoso de’ Medici (1464).

Antonio Averlino detto il Filarete

1460/61-1464

ed. / cit. in: Antonio Averlino detto il Filarete, Trattato di Architettura, testo a cura di A.M. Finoli e L. Grassi, Milano 1972, 2 voll.; II, pp. 695- 697

Trattato dell’Architettura

Ora diremo de’ palazzi e case che lui [Cosimo il Vecchio de’ Medici] ha fatte fabricare nella città di Firenze, e ancora di fuora di Firenze; el suo degno palazzo, il quale nonché la contrada dove egli è edificato, ma tutta la città rende onore. E che sia vero, chi l’ha veduto il sa. Non per quegli è mestiere narrare l’esser suo, ma per quegli che non l’hanno veduto alcune particularità d’esso diremo. Prima, come è noto, egli è in capo della Via Larga, la quale, quanto ella sia degnissima, lascerò; e dall’altre parti la strada maestra e degnissima, e dalla testa un’altra degna via ancora, sì che dai tre canti la strada gli corre. La forma sua è quadra, la quale è per uno verso, cioè dal canto di Santo Lorenzo per infino dal canto della Via Larga, braccia […]; e dal canto della Via Larga per infino alla fine sono bra[…]; e dal canto opposito, cioè dalla parte di San Lorenzo, sono per infino al fine suo per quello verso braccia […]. La parte verso la Via Larga è la porta maestra, la quale è degna. Entrato dentro per essa porta, si va sotto uno portico, il quale circonda intorno e fa uno chiostro quadro, sul quale sono camere e uno andito che va sotto una loggia, che risponde su uno orto; benché non troppo grande sia, ma è si degno che a chi v’entra dà ammirazione.
E così entrati dalla porta principale truovasi la scala, a mano sinistra, degna e bella. Salito che s’è la scala, si trova uno andito largo quanto è il portico di sotto, sul quale è l’entrata della sala, la qual sala tanta è degna, quanto sia possibile a vedere per tanta sala. Su la qual sala si è la camera di Piero, suo figliuolo di detto Cosimo, la qual camera è degnissima, perché è molto ornata di quello che a una degna camera si richiede, che non sarebbe rifiutata da qualunque gran signore sia. Dopo questa è uno studietto ornato di degnissimi libri e altre cose degne, è così il suo studietto: ornatissimo il pavimento, e così il cielo, di vetriamenti fatti a figure degnissime, in modo, che a chi v’entra dà grandissima, ammirazione. El maestro di questi invetriamenti si fu Luca della Robbia, così per nome si chiama, il quale è degnissimo maestro di questi invetriati, e anche in iscultura si dimostra.
Ora lasceremo stare gli ornamenti di questo studio e anche della camera, che, come ho detto, sono degnissimi. E’ la sala ornatissima, con un palco che la soffitta tanto maraviglioso con oro e azzurro fine e altri varii colori, che a vedere pare cosa stupenda; sanza che, altre dipinture degnissime ci sono, da ottimi maestri fatte. Poi, uscito della sala, a mano destra è una cappella, tanto degna quanto a lui è stato conveniente, secondo l’altre parti del palazzo sono, e ancora quanto alla dignità della religione merita essere, massime dove si celebra tanto sacramento, quanto è el vero corpo e sangue di Cristo. Così lui questo più che gli altri luoghi ha ornato con oro finissimo e azzurro oltramarino; ed è degnissimamente dipinto per mano d’uno buono e ottimo maestro fiorentino, Benozzo per nome si chiama, secondo che ho inteso. Poi ancora in questo medesimo piano, a mano sinistra a uscire della sala, si è la camera della buona memoria di Giovanni suo figliuolo; la quale è degnissima, perché è ottimamente ornata, con uno studio bellissimo ancora, e così d’altri ornamenti di legname, di lettiere e lettucci intarsiati e ottimamente lavorati.
A questo medesimo piano si è, secondo mi pare, la camera sua ancora, e altri luoghi, i quali sono tutti degnissimi, come a dire canove, cucine, dispense, e altri luoghi. E’ da credere, anzi è certo che non ha lasciato indrieto alcuna cosa che comoda sia, di pozzi, destri da gittare acqua, e stalla, e luoghi da famigli, e così ogni altra comodità che debbe avere una degna casa come questa si convenga. E così di sopra al secondo solare sale e camere degnissime.
La forma e la vista di fuori pare che sia superflua, ma per quegli che veduta non l’hanno, e questo leggendo n’aranno alcuna notizia, ne comprenderanno, per questo fo solo la facciata dinanzi verso la Via Larga, la quale sta in questa forma che di sopra si vede disegnata [Il disegno manca]. Se bene mi ricordo, al secondo finestrato di verso la Via Larga v’è un’altra sala, e camere assai. A volerle narrare tutte le particularità d’esso degnissimo palazzo sarebbe lungo.