La camera grande terrena
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, via Cavour n. 1: Palazzo Medici Riccardi, pianterreno
Inventario:
Firenze, Archivio di Stato (ASF), Mediceo Avanti Principato, filza 165, Libro d’Inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico, 1492 (copia del 1512), cc. 6r-8r.
Perimetro: m. 10,08 (lato est) + 7,58 (lato nord) + 9,98 (lato ovest) + 7,53 (lato sud). Altezza massima: m. 7,43. Altezza alla base dei peducci: m 3,82. Altezza delle lunette: m. 4,53 (sommità); m. 4,22 (punto mediano).
La camera grande terrena detta “di Lorenzo”, i cui arredi sono descritti con dovizia di particolari nell’inventario redatto alla morte del Magnifico nel 1492, è identificabile con la sala situata sul lato nord occidentale del cortile di Michelozzo ed è confinante col giardino (Bulst 1970 e 1990). L’ambiente è di pianta rettangolare con un rapporto 3:2. Il soffitto presenta una volta unghiata poggiante su dieci peducci in pietra serena, quattrocenteschi. Questi recano l’impresa medicea dell’anello con le tre piume scolpita a rilievo. Gli archi della volta formano sulle pareti dieci lunette: tre su ciascuno dei lati lunghi e due su ciascuno di quelli corti. Il vano ha due porte di accesso, probabilmente risalenti alle ristrutturazioni di fine XVII secolo: una sulla parete sud che permette l’accesso dal cortile e l’altra di fronte, sulla parete opposta, che immette in un’altra stanza. Sulla parete occidentale si trovano due grandi finestre aperte sul giardino. Nella parete orientale, verso l’angolo nord, si trova una rientranza nel muro con le dimensioni di una piccola porta (m 1,98×0,93; altezza massima con la cornice: m. 2,19).
Come risulta dall’inventario dei beni del 1492, la “camera grande terrena” era una stanza molto elegante e fastosa, con opere d’arte celebri e di altissima qualità. In essa evidentemente la vita privata si compenetrava della vita pubblica, a cui erano del resto preposti anche il cortile adiacente e la cappella al primo piano. Lorenzo il Magnifico – e prima di lui il padre Piero e il nonno Cosimo – utilizzavano tale camera nelle stagioni più calde, ma anche più in generale quale luogo di rappresentanza per ospiti di riguardo. La documentazione figurativa più antica della sala è data dalle piante del palazzo risalenti al 1650. Collazionando questa con l’inventario del 1492 è possibile, almeno in parte, ricostruire l’assetto di questo prestigioso ambiente. Il perimetro originario è rimasto immutato, ma sono cambiate le aperture. Le porte a sud e a nord e le finestre sul lato occidentale sono state ampliate probabilmente nell’ambito delle ristrutturazioni approntate dopo l’acquisto dell’edificio da parte dei Riccardi nel 1659. In tale occasione è stata anche chiusa la porta che in origine offriva un accesso diretto al giardino (visibile nella pianta del 1650). Un’altra porta doveva essere situata sulla parete orientale, in corrispondenza dell’incassatura ancora esistente verso l’angolo settentrionale. L’ampiezza di tale vano (m. 1,98×0,93), infatti, corrisponde a quella della porta quattrocentesca della cappella del primo piano e doveva essere anche la stessa della altre due aperture della camera terrena. La porta sud consentiva l’accesso dal cortile; la porta ovest consentiva di andare direttamente in giardino; la porta nord immetteva nella “antichameretta” per la servitù, con la stufa; la porta est dava accesso alla camera degli staffieri. Questa stanza di servizio, ricordata dall’inventario del 1492, scomparve presumibilmente con la costruzione del vano scala tuttora adiacente alla sala (fra il 1517 e il 1531); in occasione di tale intervento venne aperta la porta verso l’estremità meridionale della medesima parete, registrata nella pianta del 1650, ma non più esistente. La stanza era rivestita da una spalliera, in cipresso e noce con cornici intarsiate, che, data la sua lunghezza (m. 13,92), doveva ricoprire almeno due pareti, in un modo analogo a quanto si vede nell’affresco del Ghirlandaio con la Nascita della Vergine in Santa Maria Novella. Il rivestimento a spalliera includeva un armadio, con sette palchetti interni, e due ante di porte alte m 1,88 ciascuna. Un cassone lungo m. 8,5 con cinque serrature correva lungo una parte della spalliera. Nel corredo ligneo spiccava un monumentale “lettuccio” di cipresso, ovvero una cassapanca con spalliera e braccioli intagliati e intarsiati. Su leggeri materassi appoggiati sulla seduta, lunga circa m. 2,35, ci si poteva adagiare nelle ore diurne. La parte alta del lettuccio era ornata da trofei in metallo raffiguranti gigli, probabilmente acquisiti come premi in occasione di tornei cittadini. Alle estremità del lettuccio c’erano due armadi, ciascuno largo circa m. 1,40 e dotato di due cassetti. Il grandioso insieme costituito da spalliera, lettuccio e armadi era lungo circa m. 19,28. Una grande lettiera era costituita da un’alta cassa su cui poggiavano un saccone, un materasso pieno di lana, una coperta imbottita di piume, coltri bianche e cuscini. Sulla lettiera pendeva un baldacchino, costituito da una piattaforma lignea sospesa a cui erano fissati due tipi di cortine: sopra un tendaggio fisso di tela lino, che fungeva da padiglione, e sopra un altro tendaggio scorrevole di saia rossa ricamata, che chiudeva il letto su tre lati. Tale struttura poteva avere delle affinità con quella rappresentata da Andrea del Sarto nella Nascita della Vergine alla Santissima Annunziata. Inoltre nella stanza c’erano un tavolo in cipresso con cornici in noce, lungo m. 2,61, con sopra un calamaio d’osso, forbicine, due sculture in marmo e altri oggetti da scrivania. I sedili erano uno sgabello in noce, due sedie in cuoio “alla cardinalesca” e una “ciscranna”, cioè una sorta di panca con schienale ribaltabile usata per stare davanti al camino. Quest’ultimo era dotato di un ricco corredo di utensili. Al di sopra delle spalliere e del lettuccio erano appese sei tavole dipinte, alte m. 2,03 compresa la cornice e lunghe complessivamente m. 24,36. Si trattava di opere straordinarie, cinque realizzate da Paolo Uccello (tre pannelli raffiguranti la battaglia di San Romano, una scena con uno scontro di draghi e leoni e una storia di Paride) e una da Francesco Pesello (una scena di caccia). Di tali dipinti sono pervenuti solo i tre pannelli con la Battaglia di San Romano, divisi fra gli Uffizi di Firenze, il Louvre di Parigi e la National Gallery di Londra. Un altro capolavoro era il tondo dell’Angelico raffigurante l’Adorazione dei Magi, identificato con quello alla National Gallery di Washington. Un altro dipinto rappresentava la testa di un San Sebastiano ed era dello Squarcione, forse portato a Firenze da Cosimo il Vecchio al ritorno dall’esilio a Padova. Vi erano poi un quadro con un San Gerolamo e i ritratti di Federico da Montefeltro e del duca Galeazzo Maria Sforza. Quest’ultimo è stato riconosciuto nel dipinto di Antonio Pollaiolo agli Uffizi. La sala era illuminata da sette candelieri in ottone, forse in forma di appliques attaccati alle pareti. Sopra erano appesi importanti trofei: due cimieri e cinque palii in broccato rosso foderato di ermellino, legati a un’asta ornata in cima da un giglio dorato. In un interessante contributo (Amonaci, Baldinotti in L’architettura… 1990), si è tentato di ricostruire la possibile dislocazione originaria dei principali pezzi di arredo nella camera. Sulla parete occidentale, fra le due finestre, si trovava il camino. Su quella opposta, orientale, correva il tratto più lungo della spalliera, quello recante sotto la cassa di m. 8,75, lunghezza corrispondente alla parete attuale compresa fra il vano incassato e la porta sud. Il resto della spalliera (circa 4 m) proseguiva probabilmente la parete nord, includendo i due “usci”, cioè le ante delle due porte nell’angolo nord-est, comunicanti rispettivamente con la stanza degli staffieri e con l’anticamera. Infine, la pannellatura concludeva con l’armadio a sette palchetti. Prossima a quest’ultimo, ancora sulla parete nord, si trovava la lettiera col baldacchino, vicina fra l’altro alla stufa nell’anticamera e in generale ai locali di servizio, ma lontana dalle uscite su cortile e giardino. Infine, l’insieme costituito dal lettuccio e dai due armadi laterali, lungo complessivamente m. 5,35, si trovata sulla parete opposta, quella sud, fra la porta aperta sul cortile e quella sul giardino. L’apparato ligneo, formato da spalliera con cassapanca, lettuccio, armadi, poggiava su una pedana di circa 10 cm, come di consuetudine nel XV-XVI secolo. Il rivestimento, uniformato da un’unica profilatura, doveva essere alto almeno m. 2,20, dato che l’incassatura sulla parete est (angolo nord) è alta m. 2,19, compresa la cornice. I pannelli con la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che l’inventario del 1492 ricorda sopra la spalliera, dovevano essere collocati sul lato orientale, inseriti fra i peducci. I dipinti dovevano essere appesi con una leggera inclinazione verso l’interno della sala, perché lo spazio troppo ristretto fra i peducci non consentiva di addossarli a parete. Le altre tre tavole potevano essere poste in contiguità e in linea alle precedenti, sui lati corti della stanza, ciascuna sotto una lunetta: una sui restanti quattro metri di spalliera alla parete nord e le altre due sopra porta, armadi e lettuccio della parete sud.