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L’alabardiere

Periodo:

1529-1530


Luogo:

Malibu, The J. Paul Getty Museum


Tela (trasportato da tavola), cm. 92 × 72.

Un giovane sta in piedi in prossimità di un baluardo difensivo di fronte all’angolo aggettante di un terrapieno. E’ armato di spada e alabarda, anche se non indossa la divisa militare. In posa spavalda, il giovane adolescente ha uno sguardo fiero ma tradisce anche un’ansietà trattenuta. Il suo abbigliamento denota uno status sociale elevato, sottolineato dalla collana dorata e dal berretto rosso piumato, ornato da una medaglia raffigurante Ercole e Anteo in lotta.

Firenze, Casino di Valfonda, collezione Riccardi (1612); Firenze, Palazzo Medici Riccardi, collezione Riccardi (post 1687); Parigi, collezione Le Brun (1807); Roma, collezione cardinale Fesch (1810-1845); vari passaggi collezionistici (cfr. Costamagna 1994); New York, collezione Stillman in vendita presso Christie’s, 31 maggio 1989, dove viene acquistato dal J. Paul Getty Museum. Il quadro è citato per la prima volta nelle collezioni Riccardi nell’inventario stilato alla morte di Riccardo Romolo nel 1612, dove risulta attribuito a Pontormo e identificato con un ritratto di Cosimo de’ Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere e Maria Salviati, futuro duca e poi primo granduca di Toscana. Tale identificazione è stata riproposta anche dalla critica recente con una datazione intorno al 1534-1535. Ma è stato anche proposto di identificare l’opera con il ritratto di Francesco Guardi, che secondo Vasari (1568), Pontormo effigiò “in abito di soldato, che fu opera bellissima”, durante l’assedio di Firenze repubblicana nel 1529-1530 da parte delle truppe pontificie e imperiali. Lo stesso Vasari aggiunge che il dipinto aveva una coperta dipinta da Bronzino raffigurante la storia di Pigmalione e Galatea, opera conservata ora agli Uffizi a Firenze. Nato nel 1514 rampollo di una famiglia di fede repubblicana, Francesco Guardi sarebbe uno di quei giovani che vennero arruolati nella milizia fiorentina in tutta fretta in vista dell’assedio, qui ritratto in prossimità di San Minniato al Monte. Dal Casino di Valfonda il dipinto venne trasferito in Palazzo Medici Riccardi, dove rimase fino ai primi XIX secolo, quando fu venduto insieme alle altre opere della quadreria. Nel 1807-1809 venne acquistato da Le Brun e portato nella residenza di Parigi, dove risultava attribuito a Penni. Passato quindi in varie collezioni (cardinale Fesch, Roma,1810; Leroy-d’Etiolles, Parigi, 1845; Matilde Bonaparte, Parigi 1861; Kraemer, 1904; Stillman, New York, 1914…), venne acquistato dal J. Paul Getty Museum all’asta di Christie’s, New York, del 31 maggio 1989.