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Lo studiolo di Piero il Gottoso

Autore:
Periodo:

1450-1456 circa; entro 1492


Committente / Collezionista:
Luogo:

Già Firenze, Palazzo Medici, primo piano (smantellato e distrutto)


M. 4,00 (lati sud e nord) x m. 5,50 (lati est e ovest), circa.

Nell’appartamento di Lorenzo il Magnifico al primo piano di Palazzo Medici su via Larga, descritto nell’inventario redatto alla sua morte nel 1492, lo studiolo si presentava come un piccolo e prezioso scrigno che riservava la sorpresa di tesori straordinari per rarità e qualità. Lo studiolo si trovava a nord, a conclusione dell’infilata di ambienti lungo la facciata su via Larga, costituita dalla Sala grande (1492), dalla camera e dall’anticamera. Il piccolo studiolo dunque era confinante a ovest con una stanza di servizio attigua alla sagrestiola destra della cappella dei Magi, a nord con un ballatoio esterno dal quale si accedeva alla soffitta, a est con la facciata interna del palazzo su via Larga, a sud con l’anticamera. Dallo studiolo si poteva così accedere alla anticamera e alla camera dalla porta meridionale e alla cappella attraverso la porta occidentale comunicante con il vano di servizio e la sagrestia. Il lato lungo dello studiolo era parallelo a via Cavour (già via Larga) e dunque, venendo dalla sala grande e usciti dalla camera, ci si trovava nell’anticamera davanti all’ingresso dello studiolo. Come per la sala grande e la cappella, Piero il Gottoso decise personalmente la decorazione e l’arredo dello studiolo. Soffitto e pavimento presentavano rivestimenti in terracotta invetriata realizzati da Luca della Robbia, che contribuivano a mantenere fresco e luminoso l’ambiente. Dal pavimento in maiolica, a piastrelle forse esagonali, dello studiolo di Palazzo Medici derivarono altri analoghi, quali quelli nella cappella Caracciolo a Napoli, in San Petronio a Bologna, nella cappella di San Lorenzo nella collegiata di Empoli, nella cappella Guerra in San Lorenzo a Montevarchi. Nella volta a botte del soffitto erano inseriti tondi raffiguranti le Allegorie dei Mesi, rappresentati dai lavori nei campi, dalle fasi lunari e dai segni zodiacali. Gli arredi alle pareti non sono descritti dagli inventari quattrocenteschi perchè dovevano essere armadi a muro. I pannelli lignei che chiudevano tali armadi probabilmente recavano intarsi prospettici sul genere di quelli già compiuti negli anni Trenta nella Sagrestia Vecchia nel Duomo fiorentino. Un’eco delle tarsie prospettiche fiorentine si trasmise negli armadi degli studioli di Federico da Montefeltro a Urbino e a Gubbio. L’inventario dei beni di Piero (1456) e quello dei beni del Magnifico dedicano molte pagine a elencare moltissimi oggetti riuniti nel piccolo vano, dove il capofamiglia amava circondarsi da tesori piccoli e raffinati da ammirare, studiare, mostrare ai amici raffinati e colti ammessi all’interno del prezioso scrigno. Fra le straordinarie raccolte di preziosità antiche e moderne, spiccano le collezioni di monete, di gioie, di gemme, di vasi in pietre dure, che poi il figlio Lorenzo accrebbe. Sono molto importanti anche i libri, anche se col tempo vengono trasferiti altrove per lasciare spazio alle raccolte sopra citate che si incrementano progressivamente. Sono elencati salteri, bibbie, testi moderni già classici quali quelli di Dante, Petrarca e Boccaccio, testi antichi, codici miniati. I colori delle eleganti coperte in cuoio aiutano a distinguere le discipline a cui appartengono i vari volumi, appoggiati sugli scaffali: per esempio, il giallo per la grammatica, il verde per l’arte, il rosso per la poesia, l’azzurro per la religione. Lo studiolo è stato smantellato nell’apparato decorativo e nella struttura durante la prima campagna di ristrutturazioni avviata da Gabbriello Riccardi all’indomani dell’acquisto di Palazzo Medici nel 1659. La struttura fu abbattuta per creare il cosiddetto appartamento “nobile” esteso verso nord.