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Regno di Pan

Autore:
Periodo:

1490 circa


Luogo:

Già, Berlino, Kaiser Friedrich Museum


Inventario:

cat. n. 79A


Tela; cm. 194 x 257.

Iscrizioni:
sulla targa sagomata, applicata alla canna a cui si appoggia la figura femminile in primo piano: “LUCA / CO / RTONEM”.

Pan, figlio di Mercurio e di una ninfa, dio dei boschi e dei pastori, siede al centro della composizione. Secondo la tradizionale iconografia, ha le zampe caprine. Inoltre presenta in bel volto di giovane con una folta chioma di capelli. Tiene un bastone, con un germoglio arricciolato in cima, in una mano e una siringa nell’altra, posata su un ginocchio. Porta un mantello con un cielo stellato sulle spalle e un crescente lunare sulla testa. Lo circondano alcuni personaggi, di dubbia identità: due uomini anziani sono appoggiati a bastoni; un giovane in piedi, che ostenta un corpo di una bellezza apollinea, suona una lunghe fistula rivolto verso Pan; un altro giovane, con i fianchi cinti da tralci di vite, è invece semisdraiato ai piedi del dio, mentre suona una lunga canna con la testa all’indietro, come se fosse in preda a un furor dionisiaco; infine la donna in primo piano, con una corona di pampini in testa, è intenta a suonare un altro strumento costituito da una lunga e sottile canna, mentre tiene nell’altra mano una verga con una targa recante l’iscrizione con la firma del pittore. Altre due donne nude si trovano sulla sinistra: una con un panneggio intorno ai fianchi siedecon atteggiamento melanconico, l’altra è in piedi volta di spalle. La scena si svolge in un paesaggio con alberi e rocce e fiori in primo piano, sotto un cielo sereno solcato da nubi. Queste sembrano assumere fattezze umane, due delle quali interpretate come le raffigurazioni di Zefiro e Mercurio. Sul fondo, alla sinistra di Pan, si intravedo ruderi antichi con un arco trionfale attraversato da guerrieri a cavallo.
E’ uno dei primi dipinti fiorentini di grande formato dedicati a temi profani, insieme alle allegorie mitologiche di Botticelli, quali la Primavera e la Nascita di Venere. Come nella Primavera, il dipinto di Signorelli presenta una figura dominante al centro attorniata da altri personaggi, la cui identificazione risulta controversa (si veda la Fortuna e critica). La scena è stata interpretata come Educazione di Pan, il suo Trionfo oppure il suo Regno. La composizione riflette l’interpretazione attribuita, dalla cerchia di intellettuali gravitanti intorno ai Medici, al mitico dio Pan, inteso come divinità cosmica della natura che regola il ciclo della vita con il potere della musica.
Le interpretazioni più accreditate pongono in stretta relazione la composizione con la filosofia neoplatonica e la cultura letteraria prossima a Lorenzo il Magnifico. Secondo lo Chastel (1954), il dio Pan, che in greco significa “tutto”, alluderebbe al nonno di Lorenzo, Cosimo, nome la cui etimologia rimanda a “cosmo”. I quattro personaggi maschili sarebbero allegorie delle quattro età dell’uomo, mentre quelli femminili richiamerebbero le tre età della donna. L’insieme rappresenterebbe il ciclo perpetuo della vita umana governato da Pan, divinità cosmica capace di governare la natura nel suo eterno divenire nella pace dell’universo (Paolucci 1990). Messo in relazione con i versi di Naldo Naldi, il quadro potrebbe essere la celebrazione di Pan come Genio mediceo, che con la sua musica ispira i saggi politici e le arti in Toscana (Del Bravo 1984). La composizione potrebbe infine rappresentare il Trionfo di Pan, che utilizza la musica per ricondurre l’universo a un principio di armonia, civiltà e pacificazione (Acidini 1991).
Fra le fonti messe in relazione con l’iconografia del dipinto si ricordano: le Ecloghe di Virgilio (II, 31), i Saturnalia di Macrobio, il Genalogia deorum gentilium di Boccaccio (I, 211), oltre ai coevi Naldo Naldi (Ecloghe, IX, X, XI) e Marsilio Ficino.

Firenze, Palazzo Pitti (1687); Firenze, Palazzo Corsi presso San Gaetano (1865); messo in vendita dal Marchese Della Stufa a Firenze e acquistato da Wilhelm Bode per il Kaiser Friedrich Museum (1873); durante la seconda guerra mondiale, messo al riparo in una delle torri del Frankturn Friedrichshain, fu distrutto in un incendio nel maggio del 1945.
L’originaria ubicazione dell’opera è ignota, anche se l’iconografia e il taglio compositivo rimandano alla cultura circolante nell’entourage prossimo a Lorenzo il Magnifico (si veda Descrizione). L’opera però non è citata nell’inventario dei beni del Magnifico, stilato alla sua morte (1492).
Infatti l’opera è identificabile con un dipinto (erroneamente definito “tela”) raffigurante “dèi ignudi” che secondo il Vasari (1568) il Signorelli realizzò per “Lorenzo de’ Medici”, a cui lo donò insieme alla tavola raffigurante la Madonna col Bambino con gli ignudi sul fondo e in alto due profeti in chiaroscuro, ora agli Uffizi (inv. 1890 n. 502). Non è certo se “Lorenzo de’ Medici” sia da identificare con Lorenzo il Magnifico — come spesso si crede — o con il cugino Lorenzo di Pierfrancesco. Quest’ultimo, comunque, dal 1477 fu proprietario della Villa di Castello, dove secondo il Vasari (1550, 1568) era collocata la Madonna col Bambino e due profeti di Signorelli, sopra citata. Nella medesima ubicazione il Vasari, già nell’edizione torrentiniana delle Vite,ricorda anche la Nascita di Venere, che presenta lo stesso supporto (tela) e misure analoghe al Regno di Pan. Questo potrebbe far supporre una medesima destinazione, che non è certo se fosse sin dall’origine la villa di Castello, ma che probabilmente aveva gli stessi caratteri di residenza amena, destinata all’evasione intellettuale.
L’opera, purtroppo distrutta, è uno dei capolavori del Signorelli, che si pone cronologicamente in tempi prossimi alla sua collaborazione al ciclo pittorico nella Villa dello Spedaletto presso Volterra, dove intorno al 1490-1491 l’artista affrescò insieme a Botticelli, Filippino Lippi, Ghirlandaio e Perugino alcune scene mitologiche andate perdute.
Ai primi del nuovo secolo, verso il 1510, il Signorelli ripropose il tema del Trionfo di Pan nel ciclo di affreschi (perduto) realizzato, insieme al Pintoricchio e al Genga, a Siena nella sala grande del sontuoso palazzo di Pandolfo Petrucci, prossimo politicamente e culturalmente a Lorenzo il Magnifico e ai Medici.