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Ippolito di Giuliano di Lorenzo de’ Medici

Estremi biografici:

Urbino, 1511 - Itri, 1535


Attività:

Cardinale


Ippolito nacque a Urbino da una relazione che suo padre, Giuliano duca di Nemours ebbe con una vedova, Pacifica di Giovanni Antonio Brindano. Inizialmente venne chiamato Pasquino e solo dopo ebbe nome Ippolito.
Morto Giuliano nel 1516, Ippolito fu accolto da papa Leone X, che si preoccupò della sua formazione e della sua educazione, indirizzandolo già verso la carriera ecclesiastica. Clemente VII, insediato sul soglio pontificio nel 1523, inviò Ippolito ancora giovanissimo a Firenze a rappresentare la dinastia medicea. Gli affiancò ben presto Alessandro. Fra i due rampolli, entrambi figli illegittimi posti sotto la tutela del cardinale Passerini, sorse un forte ostilità.
Nel 1527, Ippolito e Alessandro furono cacciati da Firenze quando, in occasione del Sacco di Roma, si instaurò l’ultima repubblica. Nel 1529 Clemente VII nominò Ippolito cardinale, a soli 18 anni, investendolo poi di importanti cariche e assegnandogli ingenti rendite. Ippolito così divenne vescovo di Avignone, Legato di Perugia e amministratore dei vescovadi di Casale e di Lecce. Il pontefice cercava così di togliere dalla scena politica fiorentina Ippolito, per poter investire Alessandro di un ruolo di tutto rilievo. Infatti nel 1530, mentre Firenze era cinta d’assedio dalle truppe pontificie e imperiali, Clemente VII stipulò un accordo con l’imperatore Carlo V, divenuto suo alleato, secondo il quale Alessandro sarebbe divenuto duca di Firenze una volta sconfitto definitivamente il governo repubblicano. Sentendosi usurpato del proprio ruolo, una volta insediato il ducato mediceo, Ippolito mantenne stretti rapporti con i fuoriusciti fiorentini nella speranza di poter rovesciare il principato del cugino Alessandro.
Nel 1532 Ippolito partecipò a una spedizione militare contro i turchi in Ungheria al seguito delle truppe di Carlo V. Al ritorno dall’impresa a Bologna l’anno seguente il Medici si fece ritrarre da Tiziano in veste di uomo d’armi.
Nel 1534, nella notte fra l’8 e il 9 agosto Ippolito a capo di un esercito di oltre 5.000 uomini mise in fuga il corsaro Barbarossa che stava per assalire il castello di Fondi per rapire la bellissima Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano Colonna conte di Fondi, e donarla al sultano Solimano il Magnifico. Fra Giulia e Ippolito nacque una intensa relazione sentimentale, bruscamente interrotta dalla morte del Medici nel 1535. Non si conoscono con certezza le cause, anche se circolava il sospetto che Ippolito fosse stato avvelenato da Alessandro, il quale avrebbe così eliminato il suo potenziale rivale e un importante punto di riferimento per i fuoriusciti.
Fu sepolto a Roma nella chiesa di San Lorenzo in Damaso. Lasciava un figlio, Asdrubale, nato dalla relazione con Giulia Gonzaga.
Ippolito, che all’abito cardinalizio preferiva quello militare, è descritto dai contemporanei come un giovane bello, intelligente, amante della musica e delle lettere, dedito alla caccia, all’arte equestre, alle giostre cavalleresche. Lui stesso era musicista di talento, traduttore dal latino, studioso di codici rari e raffinato estimatore di libri. Amava scrivere poesie e tradusse in versi sciolti il secondo libro dell’Eneide. Riunì intorno a sé una piccola corte colta e mondana, con intrattenimenti sofisticati come la visita al proprio serraglio di animali, dove aveva riunito svariati animali esotici. Frequentava artisti e letterati, fra cui i poeti Molza, Marco Pandolfo Porrino, e il Berni. Vanitoso e bisbetico, non badava a spese conducendo una vita fra gli agi e i piaceri.