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Chiesa e convento di San Francesco al Bosco ai Frati

Autore:
Periodo:

Dal 1427 circa


Committente / Collezionista:
Luogo:

San Piero a Sieve in Mugello (Firenze)


La chiesa di San Bonaventura ha una semplice facciata a capanna in pietra con un oculo centrale. Ad essa è stato anteposto un portico sorretto da colonne con fusto in muratura e basi e capitelli in pietra serena con motivi a foglie d’acqua. L’interno presenta lo stile proprio di Michelozzo: è a navata unica scandita da pilastri sorretti da peducci tronco-piramidali; le volte sono a crociera segnate da nervature in pietra serena; ha un coro profondo di forma poligonale, anch’esso con volta nervata; le finestre sono centinate e strombate e poggiano su una modanatura continua. La trabeazione che percorre i peducci è ornata dalle palle, emblema dell’arme medicea, che per la prima volta qui compare in una “fabbrica” commissionata dalla famiglia. Davanti al coro si trova un dossale ligneo secentesco con l’arme dei Medici. Alla parete sinistra si trova la tela di Jacopo Ligozzi raffigurante l’Istituzione del terz’ordine francescano datata 1579.
Dal chiostro del convento si accede alla sala capitolare dove è ospitato il Museo di Arte Sacra. L’opera più importante ivi conservata è il Crocifisso ligneo attribuito a Donatello. Gli oggetti di arte sacra, incunaboli, codici miniati, paramenti, oggetti liturgici e dipinti dal XVI al XVII secolo, sono suddivisi in sezioni tematiche. Il chiostro mette in comunicazione con il refettorio e l’orto-giardino.

Il convento di Bosco ai Frati sorse nel luogo dove nell’XI secolo i monaci basiliani avevano fondato il proprio ritiro cenobitico. Divenne di proprietà della famiglia Ubaldini, potenti feudatari della zona, che nel 1206 lo cedettero alla congregazione della Sacra Religione di San Francesco. Lo stesso San Francesco nel 1212 ne fece uno dei più importanti conventi del proprio ordine.
Nel 1346 il complesso risultava semiabbandonato e in rovina a causa dell’incuria. Ai primi del nuovo secolo gli Ubaldini, ormai decaduti, lo cedettero ai Medici, che nel frattempo avevano acquisito ingenti proprietà immobiliari e fondiarie nella zona. Fu Giovanni di Bicci ad assumere la proprietà del complesso nel 1420. Nel 1427 vi rientrarono i frati, dopo aver ottenuto l’autonomia dall’Osservanza della Regola. A seguito di tale occasione probabilmente fu avviato l’intervento di ristrutturazione e di ampliamento, attribuito dal Vasari (1568) a Michelozzo, anche se la cronologia rimane comunque incerta con proposte che oscillano fra il 1420 e il 1438. La commissione è riferita a Cosimo il Vecchio dagli scrittori contemporanei (Vespasiano da Bisticci; Filerete).
Cosimo ebbe cura di fornire il complesso francescano di arredi e opere da lui commissionate e segnate dallo stemma mediceo. Fece ricostruire gli scranni lignei del coro; provvide a oggetti liturgici, antifonari e messali per la sagrestia; dotò l’altar maggiore della pala maggiore dipinta dall’Angelico raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Antonio da Padova, Ludovico di Tolosa, Francesco, Cosma, Damiano, Pietro Martire databile dopo il 1450 (rimasta in loco fino al 1777; oggi a Firenze, Museo di San Marco).
I Medici continuarono a nutrire una particolare attenzione verso il convento francescano, dettata da profonda devozione unita a intenti di raffinato mecenatismo e di autocelebrazione. Intorno al 1464 Piero il Gottoso donò alla chiesa di Bosco ai Frati il prezioso trittico a tabernacolo di Nicolas Froment raffigurante la Resurrezione di Lazzaro (Firenze, Galleria degli Uffizi), a sua volta ricevuto in dono da Francesco Coppini, legato papale nelle Fiandre. Lorenzo il Magnifico si fece costruire un piccolo appartamento nel convento, costituito da oratorio, camera, cameretta e loggia.
Clemente VII promosse la sistemazione del refettorio.
Nel 1542 , in epoca ducale, il convento rimase duramente colpito da un terremoto che travolse la zona. I frati dovettero provvedere alla ricostruzione e al restauro da soli, visto che i Medici si dimostrarono del tutto disinteressati.
Dopo tale evento e le trasformazioni verificatisi tra il XVII e il XVIII secolo, la struttura architettonica commissionata dai Medici è pervenuta solo in parte ed è rappresentate dal portico, dalla chiesa e dalla loggia sull’orto.