Resurrezione di Cristo
Periodo:
1460 -1480 circa (anni Sessanta del XV secolo (?))
Luogo:
Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Inventario:
inv. Sculture n. 472
Terracotta policroma, cm. 135 x 150 (cm. 133 x 161).
Cristo trionfante e benedicente, con il corpo solo parzialmente coperto dal sudario, che lascia visibili le ferite inflitte nella crocifissione, appare entro una mandorla a raggi dorati sospeso sopra il sarcofago scoperchiato al centro. Lo affiancano ai lati due angeli oranti, uno con le mani incrociate sul petto e l’altro con le mani giunte. Intorno al sarcofago cinque uomini posti a guardia del sarcofago, con vesti e armature molto diverse fra loro, manifestano emozioni forti e ben distinte: da un lato, uno si ritrae coprendosi il volto con il mano per la luce abbagliante (gesto ben intuibile nella figura mutila all’estrema destra), mentre il compagno si accende in un grido di rabbia; dall’altra parte, l’uno sfugge acquattato a terra guardando il prodigio con stupore e sgomento, mentre l’altro ancora si sta appena sollevando da un profondo sopore; ignaro e indisturbato, invece, il più giovane disteso in primo piano continua a dormire serenamente.
Alle estremità della composizione, alle spalle delle guardie, spuntano due alberi: un cedro nostrano e una palma. Le due piante rimandano al salmo XCII della Bibbia, che inneggia alla giustizia e alla sapienza di Dio: “…Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano. Piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio. Anche nella vecchiaia daranno frutti, saranno vegeti e prosperosi, perannunciare che giusto e il Signore, mia rocca, e in lui non vi è ingiustizia” (F. Caglioti, in Eredità del Magnifico… 1992, p. 173).
Firenze, Villa Medicea di Careggi. Nel 1930 Carlo Segré, allora proprietario della villa, lo vende allo Stato italiano. Destinato al Museo del Bargello.
Riferito unanimemente ad Andrea del Verrocchio, il rilievo della Resurrezione è rimasto fino ai primi decenni del XX secolo nel suo luogo d’origine: la villa medicea di Careggi. L’opera non è registrata nell’inventario dei beni del Magnifico redatto nel 1492 perché doveva essere murata in qualche ambiente e dunque non rientrava fra i beni mobili con valore di mercato che il documento elenca. Invece la terracotta risulta citata nella lista di opere compiute da Andrea per i Medici, stilata dal fratello Tommaso nel 1496 per presentarla agli ufficiali della Repubblica incaricati di sanare i debiti della famiglia in esilio. La terracotta è descritta come “una storia a rilievo chom figure” e, insieme al Putto con delfino in bronzo (ora in Palazzo Vecchio) e un’altra figura in marmo per fontana, è accompagnata dalla annotazione “per a Caregi” che chiarisce la destinazione delle tre opere.
Nel realizzare il rilievo, il Verrocchio si è ispirato alla lunetta in terracotta invetriata con la Resurrezione realizzata da Luca della Robbia e inserita nel 1445 sopra il portale della Sagrestia delle Messe. Andrea ha tradotta la composizione di Luca, armoniosa e ben calibrata, in termini di intensa drammaticità, di vitalità, di mimica espressiva e dinamica, di sfaccettata indagine psicologica, che rendono la Resurrezionedi Careggi uno straordinario capolavoro della scultura fiorentina del Rinascimento.
La datazione della terracotta è una questione assai controversa: le proposte avanzate dalla critica oscillano dagli anni Sessanta fino alla soglia degli anni Ottanta (si veda il dettagliato resoconto in Firenze e gli antichi Paesi Bassi… 2008). L’opera è stata messa inoltre in relazione con eventi drammatici che hanno investito i Medici in tali decenni, come le morti di vari componenti della famiglia negli anni Sessanta (Cosimo nel 1464, i figli Giovanni e Piero rispettivamente nel 1463 e nel 1469) o la congiura dei Pazzi perpetrata in Duomo (1478), ai danni dei figli di Piero, Giuliano, che rimase ucciso, e di Lorenzo il Magnifico, che trovò rifugio proprio nella Sagrestia delle Messe. E’ stato ipotizzato l’intervento del giovane Leonardo, allievo del Verrocchio (F. Caglioti, in Eredità del Magnifico… 1992, con pareri precedenti).
Secondo una recente proposta (Rohlmann in Firenze e gli antichi Paesi Bassi… 2008), la terracotta del Verrocchio probabilmente era in origine inserita nella lunetta sopra l’altare della cappella della villa di Careggi. Il rilievo doveva sormontare la pala di Rogier van der Weyden, raffigurante il Compianto di Cristo morto, a cui peraltro la Resurrezione si connette dal punto di vista tematico.
Le due opere sarebbero entrambe citate e messe in stretta relazione nell’inventario della villa del 1482 in una voce assai criptica e confusa (“1° tavola d’altare quando san cosimo medica Christo colla pictura della risurrectione quando Christo risuscita”). Dalla collazione fra l’inventario del 1482 con quello del 1492 (dove non è menzionato il rilievo, come già detto, ma sono descritti l’altare, la pala e l’incorniciatura), si ricaverebbe così che la cappella di Careggi era dotata di un prezioso altare in marmi policromi, sormontato da una cornice architettonica ‘all’antica’,costituita da lesene, trabeazione e fregio, entro cui era inserita la tavola dipinta da Rogier van der Weyden presumibilmente negli anni Sessanta. Questa era coperta, all’occorrenza, da una tenda dipinta con un Agnus Dei al centro su fondo azzurro e una bordura intorno. L’insieme, compresa la cornice architettonica, era poi sormontato dal rilievo in terracotta dipinta, con la Resurrezione del Verrocchio, che si inseriva nella lunetta superiore formata dalla volta a crociera.
- A. Butterfield, The Sculptures of Andrea del Verrocchio, New Haven, Yale University Press, 1997.
- D.A. Covi, Andrea del Verrocchio. Life and Work, Firenze, Olschki, 2005 (‘Arte e Archeologia. Studi e Documenti’; 27).
- Eredità del Magnifico, 1492-1992, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 19 giugno – 30 dicembre), a cura di G. Gaeta Bertelà, B. Paolozzi Strozzi, M. Spallanzani, Firenze, S.P.E.S., 1992, pp. 170-173 n. 151 (F. Caglioti; con bibliografia).
- Firenze e gli antichi Paesi Bassi, 1430 – 1530. Dialoghi tra artisti: da Jan van Eyck a Ghirlandaio, da Memling a Raffaello…, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina) a cura di B. W. Meijer, Livorno, Sillabe, 2008.