Ritratto di giovane con medaglia di Cosimo il Vecchio
Periodo:
1475-1480 circa
Luogo:
Firenze, Galleria degli Uffizi
Inventario:
inv. 1890 n. 1488
Tavola, cm. 57,5 x 44.
Iscrizioni:
Sulla medaglia: magnvs cosmvs / medices ppp.
Il giovane, con i capelli lunghi e una berretta rossa sulla testa, è ritratto a mezzo busto in primo, con un abbigliamento che denota un’estrazione sociale medio-alta. Con le grandi mani dalle lunghe dita — in cui spicca l’anello al mignolo sinistro — mostra all’osservatore la medaglia d’oro di Cosimo il Vecchio, a rilievo dorata a pastiglia, recante la scritta magnvs cosmvs / medices p(rimus?) p(ater) p(atriae).
Il giovane dai tratti scultorei, nettamente delineati, si staglia contro il cielo limpido, sullo sfondo di un paesaggio luminoso e sintetico, le cui forme sembrano fare eco alla sagoma del personaggio.
Firenze, collezione del cardinale Carlo de’ Medici (1666); Galleria degli Uffizi (1704).
L’opera, riferita comunemente a Sandro Botticelli in anni giovanili intorno al 1475, presenta un doppio ritratto: il giovane, la cui identità è ignota, e Cosimo il Vecchio, effigiato nella medaglia a rilievo (in realtà, ritratto nel ritratto). L’oggetto è derivato dalla medaglia in bronzo coniata fra il 1465 e il 1469, subito dopo il conferimento del titolo di Pater Patriae a Cosimo, morto l’anno prima (Pollard 1984).
Numerose sono state le proposte di identificazione del personaggio, che mettono in stretta relazione l’effigiato con la medaglia e con Cosimo il Vecchio, senza però essere sostenute da prove incontrovertibili. Fra i membri della famiglia Medici sono stati avanzati i nomi di Piero il Gottoso, Giovanni di Cosimo, Lorenzo il Magnifico, Piero di Lorenzo. E’ stato anche ipotizzato che il giovane sia l’autore della medaglia e dunque è stato identificato con Niccolò Fiorentino, Cristoforo di Geremia, Lysippo il Moderno, Bertoldo di Giovanni. Si è ritenuto anche che possa trattarsi dell’autoritratto di Botticelli o del ritratto di suo fratello, Mariano Filipepi, orafo impegnato anche nella rifusione e doratura di medaglie.
Ignota è la destinazione originaria dell’opera, documentata nelle collezioni medicee solo dal XVII secolo.