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La Sagrestia Vecchia è uno degli ambienti più integri del primo Rinascimento fiorentino.
Accessibile dal transetto sinistro della chiesa di San Lorenzo, è stata concepita da Filippo Brunelleschi come un ambiente autonomo e a sé stante. Risulta costituita da quattro vani a pianta quadrangolare: quello maggiore con la tomba di Giovanni di Bicci e della moglie Piccarda, la piccola abside o scarsella con l’altare, e due sagrestiole laterali con i compiti di ambienti di servizio.
Il vano principale risulta una sorta di cubo con il lato pari a 20 braccia fiorentine, corrispondenti circa a m. 11,68, su cui si imposta una cupola emisferica a ombrello, a dodici vele (“a creste e vele” come la descrive il Manetti) chiuse in alto da una lanterna. La luce filtra all’interno dalle finestre centinate — tre per ogni lato — inserite nel registro superiore delle pareti, dai dodici oculi aperti ognuno alla base di ciascuna vela della cupola, e infine dall’oculo posto in alto sotto la lanterna.
In mezzo a un lato dell’aula maggiore si apre la scarsella, che è anch’essa a pianta quadrata con il lato che è la metà di quello del vano maggiore. Distaccato dalla parete si trova l’altare, con la fronte in corrispondenza dell’asse mediano del vano. Anche la scarsella è un ambiente cubico, con una nicchia su ciascuna parete e una cupoletta emisferica cieca come copertura.
Una trabeazione continua corre lungo le pareti dei due vani, sostenuta da paraste d’angolo. Sulla trabeazione, in corrispondenza della paraste d’angolo si impostano le lesene ad arco che delimitano superiormente le pareti generando pennacchi alla base della cupola.
I due ambienti di servizio ai lati della scarsella, a pianta rettangolare, presentano una volta a botte, una delle prime realizzate nel Rinascimento.
Sulle pareti a intonaco bianco, le membrature architettoniche in pietra arenaria grigia definiscono le superfici in senso verticale (lesene) e orizzontale (trabeazione), ma gli spazi acquistano un senso di circolarità e armonia ritmica e regolare grazie a motivi derivati dal cerchio (archi a tutto sesto, centine, oculi ciechi e aperti). L’articolazione dell’insieme è giocata su un modulo (il cerchio iscrivibile in un quadrato), che si ripete, si divide e si moltiplica con regolarità formando sia la pianta che l’alzato.
Questo risulta come suddiviso in tre sezioni orizzontali, uguali e contigue, in successione verticale: la prima all’altezza dell’osservatore, del tavolo marmoreo con il sarcofago e dell’altare, è delimitata superiormente dalla trabeazione; la seconda intermedia comprende varie modanature circolari, le finestre, i tondi, i pennacchi e la cupoletta della scarsella; la terza conclusiva coincidente con la cupola, dove si concentra anche maggiormente la luce.
Il corredo ornamentale quattrocentesco

  • Gli stucchi di Donatello: le Storie di San Giovani Evangelista (1428-1429 circa) e i Quattro Evangelisti (1433-1435 circa) entro i tondi, i Santi Stefano e Lorenzo e i Santi Cosma e Damiano sopra gli accessi ai locali di servizio, la serie di Cherubini e Serafini nella trabeazione.
  • Le porte bronzee delle sagrestiole, realizzate da Donatello e denominate rispettivamente la Porta dei Martiri e la Porta degli Apostoli (1440-1442 circa).
  • Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto il Buggiano e collaboratori (su disegno di Donatello), Sarcofago di Giovanni di Bicci de’ Medici e Piccarda Bueri, in marmo con putti e ghirlande a rilievo (1429-1433 circa) ; accanto sul pavimento sono incisi stemmi medicei; è coperto da un tavolo anch’esso di marmo con al centro del piano un disco in porfido posto in corrispondenza lungo l’asse perpendicolare con l’oculo della lanterna della Sagrestia Vecchia.
  • Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto il Buggiano e Pagno di Lapo Portigiani (su disegno di Donatello), altare in marmo; vi sono rappresentati la Madonna col Bambino e i Profeti Ezechiele ed Elia.
  • Simone di Nanni Ferrucci, Crocifisso in legno policromo posto alla parete della scarsella.
  • Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, Percorso del Sole tra le costellazioni (notte del 4 luglio 1442), dipinto in oro e grisaille su azzurrite nella cupoletta della scarsella.
  • Andrea del Verrocchio, lavabo in marmo, nel ricetto di sinistra.
  • Andrea del Verrocchio, Monumento funebre a Piero e Giovanni de’ Medici (1472), a sinistra entrando.
  • Desiderio da Settignano (già attribuito a Donatello), Busto di San Lorenzo
  • Credenza in legno intarsiato a parete nel vano principale (XV secolo).

La Sagrestia Vecchia, una delle poche opere che Brunelleschi riuscì personalmente a portare a compimento, riflette in maniera pressoché integrale — nonostante certi inserti successivi — la concezione architettonica e spaziale del suo ideatore. L’artista sviluppò l’esperienza forse appena conclusa con la costruzione della cappella Barbadori in Santa Felicita (1418-1420 circa).
Una volta conclusa alla fine del terzo decennio, la formula della cappella gentilizia presentata dalla Sagrestia Vecchia fu il manifesto emblematico di un originale linguaggio architettonico caratterizzato da un impianto basato sul modulo di un quadrato, l’uso dell’arco a tutto sesto e dei tondi, l’inserimento dei pennacchi e soprattutto della cupola sferici. Il sacello dunque apparve come l’edificio compiutamente realizzato più moderno a Firenze, sia per stile che per significato: in esso, trovavano un felice punto di incontro la tradizione medievale fiorentina e la nuova concezione dello spazio e dell’uomo propria dell’umanesimo.
Inoltre nella Sagrestia Vecchia ornamentazione plastica e architettura dialogano in un rapporto dialettico vibrante ed acceso, con lucida coerenza e armonia così da creare un insieme unitario perfettamente integrato (nonostante la disapprovazione di Brunelleschi nei confronti di Donatello).
L’opera fu un punto di riferimento imprescindibile per i progetti architettonici posteriori che ancora affrontavano il tema dell’architettura a pianta centrale. In particolare, la Sagrestia Vecchia fu un modello importante per la cappella costruita da Michelozzo in Palazzo Medici (entro il 1459), per Santa Maria delle Carceri realizzata da Giuliano da Sangallo a Prato (dal 1484), per la Sagrestia Nuova eretta da Michelangelo nel transetto destro della stessa San Lorenzo (dal 1520).

La Sagrestia fu denominata “Vecchia” dopo che a partire dal 1520 Michelangelo costruì quella “Nuova” a pendant nel transetto opposto. Giovanni di Bicci de’ Medici commissionò a Filippo Brunelleschi il progetto e la realizzazione della cosiddetta Sagrestia Vecchia e della cappella adiacente presumibilmente dopo il 1420, quando il Medici lasciò al figlio Cosimo la gestione del banco. La Sagrestia Vecchia fu edificata annessa all’antica chiesa di San Lorenzo, che già da tempo il priore Dolfini progettava di riedificare più ampia e moderna. L’attenzione di Giovanni di Bicci si indirizzò subito verso San Lorenzo perchè era la chiesa più importante della zona e si trovava a pochi passi da via Larga, dove i Medici risiedevano ormai dalla metà del secolo precedente. Così Giovanni di Bicci, mentre seguiva la costruzione della Sagrestia e della cappella contigua, si impegnò a finanziare e a promuovere anche i lavori per la nuova basilica, per i quali forse lui stesso avanzò il nome di Brunelleschi.
Attribuendo alla Sagrestia Vecchia la funzione di una cappella funeraria, Giovanni rispondeva degnamente al potente rivale Palla Strozzi che nel 1418 aveva fatto costruire in Santa Trinita un sacello con destinazione analoga — ma in stile ancora gotico — commissionata a Lorenzo Ghiberti. Diventando manifesta celebrazione del committente e della sua famiglia, la Sagrestia di San Lorenzo venne dedicata a San Giovanni Evangelista, patrono e omonimo del Medici, mentre la cappella adiacente fu intitolata ai Santi Cosma e Damiano, eletti a protettori della famiglia.
La data 1428 iscritta nel pergamo della lanterna della cupola attesta la data della conclusione dei lavori. Nel 1429 nella Sagrestia Vecchia, ormai conclusa, furono celebrate le esequie di Giovanni di Bicci, una cerimonia imponente e costosissima (3.000 fiorini d’oro) per l’epoca che suggellava l’ascesa economica e sociale del Medici, nonché la sua apertura a un inedito mecenatismo che tanto avrebbe poi caratterizzato l’operato dei suoi discendenti .

Probabilmente poco prima di morire Giovanni di Bicci affidò a Donatello il progetto della decorazione scultorea, e realizzata negli anni seguenti a più riprese fino ai primi anni Quaranta sotto il controllo di Cosimo il Vecchio. Donatello realizzò personalmente gli stucchi dipinti e dorati (le Storie di San Giovani Evangelista e i Quattro Evangelisti entro i tondi, i Santi Stefano e Lorenzo e i Santi Cosma e Damiano sopra gli accessi ai locali di servizio, la serie di Cherubini e Serafini nella trabeazione) e le porte bronzee dei ricetti (la Porta dei Martiri e la Porta degli Apostoli). Le due coppie di battenti e gli stucchi con le due coppie di santi protettori dei Medici si inseriscono nelle due porzioni di parete ai lati della scarsella, la cui sistemazione plastica, densa, dinamica, potrebbe essere stata concepita dall’artista in collaborazione con Michelozzo, in quegli anni suo socio. Donatello approntò anche il disegno della tomba di Giovanni di Bicci lasciandone l’esecuzione a Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto il Buggiano (1429 circa – 1433).
L’intervento di Donatello nella Sagrestia fu criticato da Brunelleschi, che disapprovò in particolare quelle “facciole” ai lati della scarsella suscitando così la collera dello scultore (Manetti).
Forse a conclusione dell’apparato scultoreo, fu dipinta la cupoletta della scarsella con un Emisfero celeste che registra il cielo sopra Firenze nella notte del 4 luglio 1442. L’affascinante dipinto in oro e chiaroscuro su azzurrite è attribuito a Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, pittore e decoratore, che replicò la medesima composizione anche nella Cappella de’ Pazzi. Il dipinto potrebbe ricordare l’arrivo a Firenze di Renato d’Angiò, giunto in tale giorno a cercare aiuti militare per riconquistare il regno di Napoli usurpato da Alfonso d’Aragona. E’ probabile che il dipinto sia stato realizzato seguendo puntuali indicazioni di Paolo dal Pozzo Toscanelli, astronomo amico di Brunelleschi.

  • E. Battisti, Filippo Brunelleschi, Milano, Electa, 1989 (1a ed. Milano 1976; ried. Milano 1996).
  • Brunelleschi e Donatello nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, Firenze, Il Fiorino, Alinari, 1989.
  • F. Caglioti, Donatello e i Medici. Storia del David e della Giuditta, Firenze, Olschki, 2000, 2 voll. (‘Fondazione Carlo Marchi per la Diffusione della Cultura e del Civismo in Italia/ Studi’; 14).
  • E. Capretti, Brunelleschi, Firenze, Giunti, 2003 (‘Vita d’Artista’).
  • R. Pacciani, La Sacrestia Vecchia, Giovani di Averardo de’ Medici, e gli operai di San Lorenzo a Firenze, in “Der Humanismus der Architektur in Florenz. Filippo Brunelleschi und Michelozzo di Bartolomeo”, a cura di W. Von Löhneysen, Hildesheim, Weidman, 1999, (‘Spolia Berolinensia’; 15), pp. 85-104.
  • A. Pizzigoni, Brunelleschi, Bologna, Zanichelli, 1989 (‘Serie di Architettura’; 101).
  • H. Saalman, Filippo Brunelleschi. The Buildings, London, Zwemmer, 1993 (‘Studies in Architecture’; 27).
  • San Lorenzo 393-1993. L’architettura. Le vicende della fabbrica, a cura di G. Morolli e F. Ruschi, Firenze, Alinea, 1993 (‘Cataloghi’; 54).
  • M. Vitiello, La committenza medicea nel Rinascimento. Opere, architetti, orientamenti linguistici, Roma, Gangemi, 2004.