Oggi aperto
9:00 - 19:00

Il giardino ‘di San Marco’ o ‘delle sculture’

Periodo:

XV secolo


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, via Larga (oggi via Cavour) all'angolo con l'odierna via degli Arazzieri verso San Marco.


Il giardino delle sculture o di San Marco era situato su via Larga nel tratto fra le odierne via degli Arazzieri e via Salvestrina, prospiciente su piazza San Marco. Ancora oggi si può facilmente individuare l’area aldilà del muro stesso che corre fra la Palazzina di Livia e il negozio di un fiorista. Su tale muro è affissa una lapide commemorativa del giardino stesso.
Almeno parte del terreno era stato comprato da Cosimo il Vecchio che nel 1455 ne aveva ceduto una porzione alla Compagnia dei Tessitori. Fra il 1472 e il 1475 la proprietà venne poi ampliata da Lorenzo il Magnifico con l’acquisto di altri spazi e una loro precisa organizzazione. Il giardino di Lorenzo era situato esattamente all’angolo di piazza San Marco con via degli Arazzieri, dove confinava con la sede della Compagnia dei Preti. Su via Larga il giardino si allungava verso nord fino allo Spedale dei Tessitori, che fronteggiava il fianco della chiesa di San Marco. Seguivano sulla medesima direttrice, lo Spedale dei Maestri e infine un altro giardino di proprietà medicea, il cosiddetto Orto di Clarice, moglie del Magnifico. Nella casa contigua all’orto di Clarice abitava Agnolo Poliziano, che vi morì nel 1494. Su lato prospiciente della strada si trovavano le sedi di alcune confraternite ospitate nei locali del convento di San Marco: la Compagnia dei Magi, la Compagnia dei Tessitori e la Compagnia della Purificazione o dei Fanciulli.
Il giardino di San Marco era circondato da varie strutture architettoniche: all’angolo con via degli Arazzieri (dove nel XVIII secolo fu costruito il Casino di Livia) si trovava un edificio, con ambienti abitabili comprendenti camere e cucina, dotato da una loggia sul guardino vero e proprio; questo poi era chiuso a nord da un altro edificio, con una loggia sulla strada e un altra sul giardino stesso. Le fonti iconografiche di fine Quattrocento (si veda Archivio / Iconografia) testimoniano che dal centro del giardino spiccava un piccolo filare di cipressi.
In tale spazio Lorenzo aveva fatto sistemare statue antiche e reperti archeologici, oltre a disegni di artisti moderni. I giovani artisti erano ammessi a studiare e copiare le sculture, alimentando così la propria formazione antiquaria, ma anche esercitandosi nella pratica del disegno e delle tecniche scultoree. Bertoldo di Giovanni, già allievo e collaboratore di Donatello, esperto conoscitore di antichità e restauratore provetto,ebbe il compito di organizzare tale ambiente e di custodirlo. Bertoldo, che era uno dei salariati che risiedevano in Palazzo Medici, accoglieva i giovani aspiranti artisti e impartiva loro anche i suoi insegnamenti.
Il Vasari (1568) nella Vita del Torrigiano ricorda che il giardino fu frequentato da Michelangelo, Giovan Francesco Rustici, il Torrigiano stesso, Francesco Granacci, niccolò Soggi, Lorenzo di Credi, Giuliano Bugiardini, Baccio da Monteplupo, Andrea Sansovino. L’Anonimo Magliabechiano afferma che anche Leonardo da Vinci in età giovanile era stato stipendiato per lavorare nel giardino.
Il Condivi (1553) racconta che il giovane Michelangelo copiò nel marmo una testa di Fauno vecchio presente nelle collezioni del giardino. La prova del Buonarroti attrasse l’attenzione del Magnifico, che provocò il giovane affermando che pur avendo fatto un buon lavoro gli aveva fatto una dentatura sin troppo bella che non si addiceva al volto anziano. Michelangelo allora con un colpo di martello spezzò i denti del suo Fauno e lo ripresentò al Medici. Questi, colpito dalla mano e dal temperamento del giovane, lo adottò e lo accolse in Palazzo Medici. Qui l’artista rimase fino alla morte del Magnifico, condividendo ambienti e insegnamenti con i rampolli di casa Medici.
Durante la sua permanenza nel giardino, Michelangelo eseguì la Madonna della scala e la Battaglia dei centauri ( Firenze, Museo di Casa Buonarroti)
Nel giardino di San Marco si tenevano anche recite e sacre rappresentazioni tenute dalla confraternite, poste sotto il patronato dei Medici, con sedi nei paraggi.
Il giardino di San Marco — insieme alla chiesa e alla biblioteca annessa — divenne così una delle tappe obbligate delle visite ufficiali di ospiti illustri dei Medici.
Entrambi i giardini medicei nei pressi di San Marco, sia quello delle sculture che quello già di Clarice, erano in una posizione strategica per servire — in caso di emergenza — come rifugi in cui nascondere beni preziosi a rischio di saccheggio e come avamposti da cui organizzare la difesa e proteggere la fuga dei Medici lungo via Larga e poi via San Gallo verso la porta omonima. Così vennero utilizzati nel novembre del 1494 da Piero il Fatuo, in vista dell’arrivo di Carlo VIII re di Francia, e poi ancora nel 1527, poco prima della seconda cacciata dei Medici.
Nel novembre del 1495, un anno dopo la prima cacciata dei Medici, il giardino delle sculture in piazza San Marco fu venduto a Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna e amico dei Medici. Così, nonostante i rivolgimenti, il giardino delle sculture rimase intatto, mentre il giardino già di Clarice fu frazionato per costruirvi all’interno. Nell’agosto del 1513, un anno dopo il rientro dei Medici in città, il giardino delle sculture venne rivenduto ai Medici. Da tale luogo partirono i carri trionfali allestiti per festeggiare l’elezione al soglio pontificio del cardinale Giovanni, col nome di Leone X.
Nel 1515-1516 vennero utilizzati alcuni alberi del giardino per fare le porte delle Stalle Medicee sul lato opposto della piazza. Nel 1519 Alfonsina Orsini, vedova di Piero il Fatuo e madre di Lorenzo duca di Urbino, ordinò a Baccio d’Agnolo di realizzare alcune migliorie al complesso del giardino. Negli anni Venti servì da deposito di marmi utilizzati da Michelangelo per la Sagrestia Nuova.
Il complesso del giardino di San Marco passò quindi a Cosimo I che lì stabilì la sede dell’arazzeria nel 1545 (da cui il nome di via degli Arazzieri). E’ significativo infatti che una delle ultime testimonianze figurative dell’ambiente sia restituita da un arazzo, appartenente alla serie tessuta nel 1571 su disegno di Giovanni Stradano sotto la direzione di Giorgio Vasari per la sala di Lorenzo il Magnifico in Palazzo Vecchio.
Da Cosimo I passò probabilmente al suo terzo figlio Don Pietro de’ Medici. Da allora il giardino perse gradualmente di importanza.

  • C. Elam, Il giardino delle sculture di Lorenzo de’ Medici, in “Il Giardino di San Marco. Maestri e compagni del giovane Michelangelo”, catalogo della mostra (Firenze) a cura di P. Barocchi, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Ed., 1992, pp. 157-170.
  • G. Agosti, V. Farinella, Stanza della Battaglia dei Centauri, in “Il Giardino di San Marco. Maestri e compagni del giovane Michelangelo”, catalogo della mostra (Firenze) a cura di P. Barocchi, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Ed., 1992, pp. 21-32.
  • Il giardino di San Marco. Maestri e compagni del giovane Michelangelo, catalogo della mostra a cura di P. Barocchi, Firenze, Silvana, 1992.