Marsia, detto ‘Marsia rosso’
Periodo:
Copia di età giulio-claudia (14-69 d.C.), da originale datato fra la metà del II sec. a. C. e il tardo ellenismo
Committente / Collezionista:
Luogo:
Firenze, Galleria degli Uffizi
Inventario:
inv. 1914 n. 201
Marmo pavonazzetto (parte antica); marmo bianco (integrazione di epoca rinascimentale); h. cm. 245 (parte antica: h. cm. 184).
Di restauro: la parte superiore dell’intera scultura, dalla parte alta del torace di Marsia con il tronco adiacente; il sesso; alcune dita dei piedi; il piedistallo.
La scultura antica rappresenta il sileno Marsia appeso per le braccia al tronco di un albero, in attesa di essere scuoiato dallo Scita per ordine del dio Apollo. Infatti Marsia, che possedeva il flauto a doppia canna inventato da Atena ma da lei stessa abbandonato a terra, aveva sfidato Apollo, eccellente suonatore della lira, in una gara musicale nella quale le Muse sarebbero state giudici inappellabili. Poiché le Muse dichiararono i due sfidanti alla pari, Apollo invitò Marsia a una nuova competizione capovolgendo ciascuno il proprio strumento. Vinse così Apollo, che punì il satiro legandolo ad un albero e scorticandolo vivo (Ovidio, Metamorfosi, VI, vv. 385-391).
Firenze, Palazzo Medici, giardino (ante 1464); Palazzo Vecchio, forse Cortile della Dogana (1495-1512); Palazzo Medici, giardino; Casino di San Marco (1621); Galleria degli Uffizi (1671). L’iconografia della scultura raffigurante Marsia appeso all’albero è trasmessa da due modelli antichi, molto simili da un punto di vista figurativo ma distinte dal tipo di marmo con sui sono realizzate: il tipo del cosiddetto Marsia bianco, diffuso da un numero maggiore di copie (fra cui quella sempre agli Uffizi, inv. 1914 n. 199), e il tipo del Marsia rosso, così denominato dal marmo pavonazzetto utilizzato per gli esemplari da esso derivati (almeno tre, quelli noti). La scelta del materiale fu probabilmente dettata dall’intento di dare all’opera l’effetto coloristico dello scorticamento. Come il Marsia bianco, anche il Marsia rosso doveva far parte di un gruppo scultoreo comprendente la figura dello Scita che accovacciato a terra arrota il coltello e quella di Apollo con la lira in mano che assiste all’esecuzione della condanna. Il gruppo scultoreo con Marsia appeso all’albero e lo Scita che si prepara a scorticarlo è una delle opere più importanti dell’arte ellenistica. L’unica copia dello Scita pervenuta è il cosiddetto Arrotino nella Tribuna degli Uffizi (inv. 1914 n. 230), giunta a Firenze nel 1680. Il modello del Marsia rosso è variamente datato fra la metà del II secolo a.C. e l’epoca tardo ellenistica (150 a.C.-31 a.C.). Ignota è la provenienza del Marsia rosso prima del XV secolo, quando divenne di proprietà di Cosimo il Vecchio e “fu forse il primo marmo antico di grandi dimensioni ad entrare” in Palazzo Medici (Caglioti 2000, p. 248). Il restauro dell’opera, con l’importante integrazione della parte superiore, fu affidato probabilmente a Mino da Fiesole, che potrebbe aver lavorato avvalendosi delle indicazioni dell’anziano maestro Donatello e sotto la supervisione di Piero de’ Medici, a cui il padre Cosimo andava delegando ogni impegno. Intorno alla metà del settimo decennio la scultura venne quindi collocata nel giardino di Palazzo Medici, su un lato della porta posteriore che immetteva su via Ginori (Vasari 1568). Qualche tempo dopo, al Marsia del nonno Cosimo, Lorenzo il Magnifico volle accostare a pendant un’altra scultura antica raffigurante anch’essa Marsia legato, ma secondo una iconografia diversa: il sileno si presentava infatti seduto con le braccia legate dietro la schiena. Il Marsia acquisito da Lorenzo, andato perduto, era stato restaurato da Andrea Verrocchio, probabilmente reinventando un reperto archeologico di soggetto differente. Le due sculture, insieme alle altre opere d’arte antiche e moderne, esposte fra cortile, giardino e “camera grande terrena”, venivano così a formare un insieme reso omogeneo da una tematica comune con forti valenza politiche (Caglioti 2000, pp. 249). Dopo la cacciata dei Medici, il 9 ottobre del 1495 i due Marsia furono confiscati dalla Repubblica fiorentina insieme ad altri pezzi d’eccezione della raccolta, cioè il David e la Giuditta di Donatello, le Fatiche di Ercole dei Pollaiolo (Antonio e Piero). Furono così portati in Palazzo Vecchio. Rientrato nella residenza in via Larga con la restituzione dei beni ai Medici tornati a Firenze, i due Marsia sono tornati nel giardino di Palazzo Medici nella posizione originaria, dove li videro Johannes Fichard (1536) e Giorgio Vasari (1568) (vedi Archivio / Antologia). La collocazione dei due Marsia è inoltre documentata da una scena inserita in un disegno, appartenente a Codice Resta e attribuito a Zanobi Lastricati, che riproduce un primo progetto del catafalco da realizzare in occasione delle esequie per Michelangelo in Santa Croce a Firenze (1564; Milano, Biblioteca Ambrosina, Codex Resta, n. 67/2 p. 65; cfr. Danielson 1990). Nel 1621 il cardinale Carlo de’ Medici fece trasferire le due statue presso il Casino di San Marco. Nel 1671 il Marsia rosso entrò nella Galleria degli Uffizi, mentre non conosce la successiva destinazione del Marsia bianco, andato così disperso.
- L. Beschi, Le antichità di Lorenzo il Magnifico: caratteri e vicende, in “Gli Uffizi: quattro secoli di una galleria”, atti del convegno internazionale di studi, (Firenze, 20 – 24 settembre 1982) a cura di P. Barocchi e G. Ragionieri, Firenze, Olschki, 1983, 2 voll., I, 1983, pp. 161-176.
- L. Beschi, Le sculture antiche di Lorenzo il Magnifico, in “Lorenzo il Magnifico e il suo mondo”, atti del convegno internazionale di studi (Firenze, 9 – 13 giugno 1992) a cura di G. C. Garfagnini, Firenze, Olschki, 1994 (‘Atti di convegni / Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento ’; 19), pp. 291-317.
- F. Caglioti, Donatello e i Medici. Storia del David e della Giuditta, Firenze, Olschki, 2000, 2 voll. (‘Fondazione Carlo Marchi per la Diffusione della Cultura e del Civismo in Italia/ Studi’; 14), passim a indice a p. 492.
- F. Caglioti, Due ‘restauratori’ per le antichità dei primi Medici: Mino da Fiesole, Andrea del Verrocchio e il ‘Marsia rosso’ degli Uffizi; II, in “Prospettiva”, n. 73/74, 1994, pp. 74-96.
- F. Caglioti, Due “restauratori” per le antichità dei primi Medici: Mino da Fiesole, Andrea del Verrocchio e il “Marsia rosso” degli Uffizi, in “Prospettiva”, n. 72, 1993 (1994), pp. 17-42.
- A. Casciani, Il Marsia. Relazione sull’intervento di restauro, in “Itinerario laurenziano”, Firenze, Centro Di, 1992 (‘Gli Uffizi. Studi e ricerche’ ; 10), pp. 73-80.
- C. Danielson, L’iconografia storica del palazzo, in “Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze”, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze, Giunti, 1990, pp. 272-299, pp. 183-184 n. 6.
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- G. A. Mansuelli, Galleria degli Uffizi. Le sculture, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1958-1961, 2 voll, p. 88 n. 57.
- S. Osano, Due ‘Marsia’ nel giardino di Via Larga. La ricezione del ‘decor’ dell’antichità romana nella collezione medicea di sculture antiche, in “Artibus et Historiae”, XVII, 1996, n. 34, pp. 95-120.
- R. Rubinstein, Lorenzo de’ Medici’s sculpture of Apollo and Marsyas: Bacchic imagery and the Triumph of Bacchus and Ariadne, in “With and without the Medic. Studies in Tuscan Art and Patronage”, 1434 – 1530, atti del convegno (London, 1996) a cura di E. Marchand, Aldershot, Ashgate, 1998, pp. 79-105.
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- Le sculture antiche. Problematiche legate all’esposizione dei marmi antichi nelle collezioni storiche, a cura di A. Romualdi, Firenze, Polistampa, 2003.
- G. Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori, et architettori, riviste e ampliate, Fiorenza, Appresso i Giunti, 1568, 3 voll.; ed. in G.V., “Le opere”, con nuove annotazioni e commenti di G. Milanesi, Firenze, Le Monnier, 1878-1885, 9 voll., I-VII, 1878-1881; ristampa, Firenze, Sansoni, 1906.