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Il viaggio dei Magi: le pitture murali della Cappella dei Magi

Autore:
Periodo:

post maggio del 1459 - ante 1464 (probabilmente, autunno-inverno 1459-1460)


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, via Cavour n. 3: Palazzo Medici Riccardi, piano nobile, pareti orientale, meridionale, occidentale del vano maggiore.


pittura ad affresco e a secco (a tempera e a olio).

Misure:

parete est: cm 405 x 516, parte superiore; cm 135 x 516, zoccolo dipinto; parete sud: cm 405 x 406, parte superiore (con alcune interruzioni per la finestra piombata, l’oculo superiore e l’antica porta d’accesso); cm 154 x 168, zoccolo dipinto; parte di parete sud, porzione con l’attuale porta di accesso: cm 405 x 162, parte superiore; cm 154 x 162, zoccolo dipinto; parte di parete ovest, porzione traslata in avanti: cm 405 x 168, parte superiore; cm 154 x 168, zoccolo dipinto; parete ovest residua: cm 405 x 354, parte superiore; cm 154 x 354, zoccolo dipinto;

Iscrizioni:

Nella scarsella:

(“GLORIA, IN EXCELSIS DEO ET IN TERRA”, “ADORAMUS TE GLORIFICAMUS TE” “ET IN TERR[A] PAX” GLORIA, IN EXCELSIS DE[O], ET IN TERRA], sulle aureole degli angeli in piedi e nella tunica a sinistra; ADORAMUS TE GLORICA[MUS TE], sulle aureole degli angeli inginocchiati; ET IN TERR[A] PAX, sulla tunica dei due angeli all’estrema sinistra; IOHA[NNES], sul libro sotto l’aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni.

Sulla parete est del vano maggiore:

OPUS BENOTII, sul copricapo di Benozzo Gozzoli; SEMPER, sulla tunica dell’uomo che conduce il cavallo di Piero de’ Medici e sulla livrea del cavallo.

Il soggetto: I Magi

Il fastoso e solenne viaggio dei Magi rappresentato dal Gozzoli nella cappella di Palazzo Medici, parte da Gerusalemme — bianca città fortificata in alto sulla parete orientale, a destra entrando — e si dispiega lungo le tre pareti in senso orario in direzione di Betlemme, cioè verso la scarsella. I magi sono rappresentati secondo l’iconografia tradizionale dei tre re, ognuno con un dono da offrire al Bambino (oro, incenso e mirra): Gaspare è il re più giovane, Baldassarre è quello dalla pelle scura e in età matura, Melchiorre in rosso è il più anziano in testa al corteo. Nell’affresco, il saldo impianto prospettico della composizione si coniuga con la ricchezza dei particolari, con il gusto della narrazione mondana e fiabesca. Per produrre tale effetto di magnificenza, l’artista utilizzò materiali rari e costosi, quali il lapislazzuli destinato ai fondali azzurri, le lacche lucenti, l’oro scintillante alla luce tremula delle candele. I volti dei personaggi — ritratti dei Medici, ma anche di loro alleati, collaboratori, ospiti illustri —, il paesaggio florido e vario, le piante e i fiori, gli animali anche esotici, i costumi, le oreficerie, le bardature, invitano l’osservatore a sostare su infiniti dettagli e ammirarne la preziosità e la descrizione vivace e minuta. La celebrazione dei Medici e della loro consorteria passa anche attraverso le innumerevoli citazioni delle “palle” dello stemma e dei simboli tratti da “divise” o imprese disseminate nelle vesti, nei finimenti, negli accessori dei personaggi e alluse probabilmente dalla presenza di certi animali (come il falcone nella parete orientale e il pavone nella scarsella) e dalla scelta di colori, come il rosso, il bianco e il verde. Del resto tali simboli desunti dall’immaginario araldico mediceo sono diffusi nella decorazione dell’intera cappella (vedi scheda: Stemma e imprese familiari dei Medici).

I drappelli dei Magi:

Ciascuno dei tre magi con il proprio corteo occupa una parete del vano principale. I drappelli seguono lo schema adottato a Firenze in occasione di giochi e spettacoli cavallereschi ricorrenti nel corso del Quattrocento. Infatti, l’intero corteo è suddiviso in tre drappelli distinti o “brigate”, ciascuno caratterizzato da un colore dominante nelle vesti e nei finimenti: il bianco per Gaspare, il verde per Baldassarre e il rosso per Melchiorre. Secondo il codice cavalleresco, ogni drappello conta dodici persone ed è composto da: il “messere”, il signore a cavallo (in questo caso, il re mago) che detta i colori delle vesti, gli ornamenti dei copricapi e le insegne tre paggi a cavallo che fanno l’avanguardia e hanno il compito di annunciare l’arrivo del loro signore; due cavalieri che portano rispettivamente la spada, segno di regalità (lo spatharius), e il dono del “messere”; sei paggi a piedi, armati alla leggera (con archi, balestre, lance) disposti a coppia che scortano il “messere” stesso.

Parete orientale:

Gaspare, il mago giovane, biondo e imberbe, porta in dono la mirra, il balsamo cosparso sul corpo dei defunti e dunque allusivo alla natura terrena di Gesù Cristo. Vestito di bianco come i partecipanti al suo drappello, il mago guida il corteo della famiglia Medici e di parenti, alleati e ospiti illustri. Abiti, stoffe, oreficerie, accessori Corona del mago: fascia in oro chiusa entro il mazzocchio blu puntinato d’oro ornato da “brocchette” d’oro cioè spille appuntate ornate da pietre preziose incastonate e fili di perle ai bordi; dalla fascia spuntano verso l’altro punte triangolari ornate anch’esse da pietre preziose (rubini e smeraldi alternati) circondate da perle, da pietre e perle più piccole e grosse perle sulla sommità, fissate con un pernio. Abito del mago: giornea in broccato, ornata da file di “brocchette”. Cintura del mago: una striscia in tessuto ornata da brocchette. Flora: alloro (l’arbusto dietro la testa di Gaspare è stato messo in relazione con il primogenito di Piero il Gottoso, di nome Lorenzo, Laurentius a lauro), arancio, aghifoglio, palma. Fauna: cavallo, mula (il destriero di Cosimo il Vecchio, destinato di solito ad anziani e alti prelati), cane, cervo, cardellino, quaglia, taccola, cincia, tortora. Araldica e imprese familiari stemma Medici, in: finimenti dei cavalli del mago Gaspare, di Cosimo e di Piero. Tre piume, in: finimenti del cavallo di Piero. Anello con la punta di diamante, in: finimenti del cavallo di Piero e nella veste del paggio a piedi. Motto semper, in: finimenti del cavallo di Piero e nella veste del paggio a piedi. Piume di pavone, in: finimenti dei cavalli di Piero e Cosimo.

Parete meridionale:

Sulla parete meridionale si conclude il drappello del mago Gaspare con l’avanguardia costituita dai tre giovani a cavallo in abito bianco, erroneamente identificati in passato con le effigi delle tre figlie di Piero de’ Medici e Lucrezia Tornabuoni, Bianaca, Nannina, Maria. Segue il drappello di Baldassarre, il mago di età virile, con la pelle scura. Vestito di verde come il suo seguito, Baldassarre occupa il segmento mediano del corteo dei tre re. La pittura soffre qui perdite ingenti: a sinistra per l’apertura della finestra e a destra per la traslazione della porzione della parete occidentale. L’operazione disastrosa ha provocato l’abbattimento della fascia di parete dove erano raffigurati i paggi recanti il dono e la spada di Baldassarre. Il dono di Baldassarre è l’oro, simbolo di regalità Abiti, stoffe, oreficerie, accessori Corona del mago: la base è una fascia in oro ornata da fili di perle ai bordi e pietre preziose incastonate, alternate in due grandezze (forse smeraldi e rubini); dalla fascia spuntano verso l’altro punte triangolari con rubini balasci circondati da perle e un’altra serie di pietre preziose più piccole; su ciascuna punta, è fissata una grossa perla; la corona poggia su un copricapo blu, da cui fuoriescono triadi di piume verdi bianche e rosse arricciate verso l’alto. Abito del mago: giornea in broccato d’oro e bordi di pelliccia. Flora: cespugli di rose bianche e rosse, cipressi. Fauna: cavalli, fagiano, nibbio, che aggredisce il fagiano. Araldica e imprese familiari: terne di piume rosse, bianche e verdi: sui mazzocchi dei tre paggi a cavallo all’estrema sinistra, nella corona di Baldassarre.

Angolo sud-occidentale:

Le due porzioni di parete dell’angolo sud-occidentale furono spinte verso l’interno della cappella, a seguito della costruzione dello scalone con il relativo pianerottolo nel 1688-1689 (vedi la scheda generale su la Cappella dei Magi). La traslazione muraria ha provocato importanti perdite delle pitture del Gozzoli: infatti, è sopravvissuta solo la parte inferiore sinistra della porzione di parete ovest (comprendente, fra l’altro, il posteriore della mula di Melchiorre). Per il resto, cioè la parte superiore di tale fascia e la porzione con i paggi di Baldassarre sulla parete sud, sono andate perdute. Negli anni della ristrutturazione Jacopo Chiavistelli ebbe ordine di integrare le mancanze irrecuperabile. L’artista lo fece dipingendo un paesaggio generico, privo di animali e uomini, con i caratteri ispirati al paesaggio quattrocentesco. Nella pittura sopravvissuta del Gozzoli, i tre paggi a cavallo dell’avanguardia di Baldassarre e i quattro paggi a piedi armati alla leggera del corteo di Melchiorre sono stati attribuiti Giovanni d’Antonio della Cecca di Mugello, nipote dell’Angelico e compagno e collaboratore fedele del Gozzoli (Acidini 1993; vedi scheda Le pitture murali di Benozzo Gozzoli). Abiti, stoffe, oreficerie, accessori Abito dei paggi a piedi: Giornea o sopraveste damascata di colore rosso dettato dall’abito del mago Melchiorre Archi dei paggi a piedi: si tratta di archi “soriani” o “archi di Siria”, di provenienza medioorientale; per la struttura leggera e resistente molto apprezzati per la caccia e poi sostituiti dalla balestra. Fauna mula (parte posteriore dell’animale cavalcato da Melchiorre) gazza.

Parete occidentale:

Sulla parete occidentale, il mago anziano, Melchiorre, guida il corteo dei tre Magi con il suo seguito vestito di rosso. I Magi sono preceduti da una processione di personaggi coevi, molti dei quali con fisionomie ben caratterizzate, fra le quali è forse possibile riconoscere ritratti di banchieri, collaboratori e sostenitori politici dei Medici. Melchiorre con il suo seguito, porta in dono l’incenso, simbolo della preghiera e della sacralità e dunque allusivo alla divinità di Gesù Cristo. Abiti, stoffe, oreficerie Corona del mago: simile alle precedenti, appoggiata su un copricapo rosso, con alzata di pelliccia sulla fronte e tesa sul collo. Abito del mago: abito rosso con preziosi tessuti di foggia arcaica e bizantina. Flora: cespugli di rose bianche e rosse, cipressi, arancio. Fauna: mula, cavalcata da Melchiorre, cavalli, cani, ghepardi addestrati alla caccia secondo l’usanza turca, di cui due al guinzaglio (con prezioso collare e catena dorata a larghe maglie) in primo piano, cervo, bue, lepre, asini con carichi, nel corteo in lontananza, muli con carichi, nel corteo in lontananza, dromedari con carichi, alcuni cavalcati da schiavi africani, nel corteo in lontananza, gru o airone, ridotto a metà a causa del tagli della parete, all’estrema sinistra in alto è attaccato da un rapace di cui si vede solo la testa (rinvenuta nell’ultimo restauro); germano, nel corso d’acqua in primo piano, anatra bianca, nel corso d’acqua in primo piano, falco che sventra una lepre, in primo piano (traduzione in chiave naturalistica dell’impresa del falcone con l’anello diamantato nell’artiglio, cara in particolare a Piero il Gottoso (?)); scimmia domestica, all’estrema destra in primo piano. Araldica e imprese familiari: tre piume, sulla testa dell’uomo nel corteo a destra.

I ritratti:

La tradizionale identificazione dei tre Magi con personaggi reali sembra non reggere di fronte alla constatazione della loro fisionomia generica ricondotta a tipi astratti secondo canoni tradizionali. Invece una folla di personaggi coevi segue il corteo dei tre magi nella parete orientale e un’altra lo precede sulla parete opposta. La processione presenta molti ritratti, vivacissimi anche se talvolta difficili da riconoscere. Essi riportano il soggetto evangelico nella Firenze medicea della metà del Quattrocento, rendendolo attuale. Proposte di identificazione in Acidini 1993 (dove non è indicato diversamente).

Parete orientale, nel seguito del magio Gaspare:

1 – Cosimo il Vecchio de’ Medici.

2 – Piero il Gottoso de’ Medici.

3 – Carlo di Cosimo de’ Medici.

4 – Galeazzo Maria Sforza.

5 – Sigismondo Pandolfo Malatesta.

6 – Cosimino di Giovanni di Cosimo de’ Medici (?), a sei anni, già cagionevole e malato, morto poco dopo nel novembre dello stesso 1459.

7 – Lorenzo di Piero de’ Medici detto il Magnifico.

8 – Giuliano di Piero de’ Medici (in: Caglioti 2000, I, p. 62 nota 20, II, fig. 44).

9 – Gentile Becchi, precettore di Lorenzo e Giuliano (in: Caglioti 2000, I, p. 62, II, fig. 44).

10 – Giuliano di Piero de’ Medici.

11 – Giovanni di Francesco Tornabuoni (?), cognato di Piero e Giovanni de’ Medici in quanto fratello di Lucrezia e zio di Lorenzo e Giuliano, inoltre allora fattore nella filiale del banco Medici a Roma.

12 – Giovanni di Cosimo de’ Medici (?).

13 – Benozzo Gozzoli.

14 – Papa Pio II Piccolomini ( Märtl 2000 ).

Parete occidentale, nel corteo che precede il mago Melchiorre:

15 – Benozzo Gozzoli (?), secondo autoritratto.

16 – Neri di Gino Capponi (?) (1388-1457): insigne diplomatico, autore di importanti opere storiografiche, sostenitore dell’ascesa politica di Cosimo il Vecchio de’ Medici, pur senza assumere posizione subalterna. Immagini di confronto, vedi: Bernardo Rossellino (bottega), Sepolcro di Neri di Gino Capponi; Firenze, Santo Spirito.

17 – Bernardo Giugni (?) (1466), amico di Cosimo, figura di spicco della Repubblica fiorentina, più volte ambasciatore. Immagini di confronto: Mino da Fiesole, Monumento funebre di Bernardo Giugni; Firenze, Badia Fiorentina.

18 – Francesco Sassetti (?) (1420-1490): nel 1447 direttore delle filiali del banco Medici a Ginevra e Lione, dal 1458 vicedirettore generale a Firenze; a costui appartiene la mano levata con le dita aperte ad indicare il numero 5000, secondo la conta del tempo. Immagini di confronto:

Antonio Rossellino / Verrocchio (attr.), Busto di Francesco Sassetti; Firenze, Museo Nazionale del Bargello:

[http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Rossellino%20Antonio/imagespages/images1.html].

Domenico Ghirlandaio, Ritratto di Francesco Sassetti; Firenze, Santa Trinita: [http://www.wga.hu/art/g/ghirland/domenico/5sassett/2donor.jpg].

Domenico Ghirlandaio, Storie di San Francesco, particolare; Firenze, Santa Trinita:

[Ghirlandaio_a-pucci-lorenzo-de-medici-f-sassetti_1.jpg”>http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/19/Ghirlandaio_a-pucci-lorenzo-de-medici-f-sassetti_1.jpg].

19 – Agnolo Tani (?), dal 1450 al 1465 direttore della filiale del banco Medici a Bruges. Immagini di confronto: Hans Memling, Trittico del Giudizio Universale, sportello sinistro eterno; Gdansk, Muzeum: [http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/be/Hans_Memling_016.jpg]

20 – Dietisalvi Neroni (?) (1401-1482), allora sostenitore di Cosimo il Vecchio de’ Medici, ma dopo pochi anni reputato acerrimo nemico dai Medici (1463), partecipe fra l’altro alla congiura contro Piero (1466). Immagini di confronto: Mino da Fiesole, Busto di Dietisalvi Neroni, 1464; Parigi, Musée du Louvre:

[http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Da%20Fiesole%20Mino/imagepages/image4.html]

21 – Roberto di Niccolò Martelli (?) (1408-post 1469), direttore del banco mediceo a Roma dal 1439 al 1464.

22 – Benozzo Gozzoli (?), terzo autoritratto.

23 – Luca Pitti (?) (1398-1472), nel 1458 gonfaloniere per volere di Cosimo, ma poi nel 1466 traditore dei Medici nella congiura contro Piero il Gottoso, oppure Antonio Averlino detto il Filarete (?) (1400 ca.-1469 ca.), scultore e architetto fiorentino, attivo per gli Sforza, che descrive la cappella e gli ambienti di Palazzo Medici nel suo trattato (vedi Antologia).

Immagini di confronto per Luca Pitti: Ritratto di Luca Pitti (metà del XVI sec.); Kursk, Museo d’arte Dejneka: [http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/84/Luca_pitti.jpg]

Immagine di confronto per il Filarete: Ritratto del Filarete, incisione nelle Vite di Giorgio Vasari, ed. Firenze 1568:[http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3c/044_le_vite%2C_antonio_filarete.jpg]

Alcune identificazioni rifiutate in Acidini 1993:

Mago Gaspare: Lorenzo il Magnifico (Bussagli 1999 e altri precedenti).

Mago Baldassarre: Giovanni VIII Paleologo imperatore d’Oriente, giunto a Firenze nel 1439, in occasione del concilio

Mago Melchiorre: Giuseppe patriarca di Costantinopoli, anch’egli arrivato a Firenze nel 1439 per il concilio e sepolto in Santa Maria Novella; Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero che convocò il concilio di Costanza nel 1414 per la risoluzione del Grande Scisma (Bussagli 1999).

Tre paggi a cavallo dell’avanguardia di Gaspare (pareste sud) con piume sul mazzocchio: tre figlie di Piero de’ Medici e Lucrezia Tornabuoni, Bianca, Nannina, Maria.

Simboli relativi ai Magi:

La triade dei Magi allude a varie combinazioni di significati simbolici (qui elencate in ordine di sequenza parallela ai magi nella pittura):

Età dell’uomo: giovinezza, maturità, vecchiaia.

Le stagioni: primavera, estate, autunno (l’inverno è escluso).

Le parti del giorno: aurora, meriggio, crepuscolo (la notte esclusa).

Le parti del mondo: Europa, Africa e Asia (i continenti allora conosciuti).

Le parti del tempo cosmico: futuro, presente, passato.

I colori: bianco, verde e rosso.

Le virtù teologali: Fede, Speranza, Carità (rappresentate anche dai colori suddetti).

Membri della famiglia Medici: Lorenzo, Piero, Cosimo.

I tre doni recati dai magi – oro incenso e mirra – alludono, come di consuetudine a Gesù come Re, Dio e Uomo.

Vedi anche le schede: Personaggi /I Magi; Itinerari / I Magi a Firenze.

Nell’estate del 1459 Benozzo Gozzoli, già allievo dell’Angelico, cominciò a lavorare agli affreschi della cappella. Infatti, dalla descrizione ammirata della cappella redatta in maggio dal principe Galeazzo Maria Sforza ospite di Cosimo il Vecchio e inviata al padre a Milano, si apprende che le pitture murali non erano state ancora iniziate (Hatfield 1970). I documenti riguardanti l’impresa sono assai scarsi. Infatti, sopravvivono solo quattro lettere scritte fra il luglio e il settembre del 1459: tre lettere indirizzate da Benozzo a Piero il Gottoso che risiedeva allora presso la villa di Careggi (pubblicate in: Gaye 1839) e una di Roberto Martelli, amico del Medici, incaricato a sovrintendere la commissione (Grote 1964). Da tali lettere, si deduce che nel luglio del 1459 Benozzo lavorava nella scarsella, da dove aveva iniziato a dipingere. Vi lavorò con cura minuziosa, come dimostrano la suddivisione delle “giornate” e la raffinata tecnica esecutiva riscontrata in occasione del recente restauro. Dalle lettere, il pittore sembra disponibile e attento ad accontentare il committente assai esigente e lo invita più volte a vedere il lavoro fatto. Eppure, Benozzo non accetta supinamente di cancellare i due serafini rossi, appena dipinti sulla parete della scarsella, criticati da Piero, che alla fine viene convinto dal pittore e dal Martelli ad accettarli. La scelta di Benozzo, allievo e collaboratore dell’Angelico, nonché provetto frescante, si deve probabilmente a Cosimo il Vecchio, anche se fu il figlio di questi, Piero, a seguire il procedere dei lavori e a dare indicazioni precise sull’iconografia e sulla scelta dei materiali, secondo quanto si ricava dall’epistolario. Anche se il Gozzoli condusse l’impresa in gran parte da solo, dovette avvalersi dell’aiuto di alcuni collaboratori almeno in parte. Benozzo portò a termine la propria impresa in breve tempo, probabilmente entro il Natale dello stesso anno o, al più tardi, ai primi dell’anno successivo. L’unica data certa, però, è un terminus ante quem, fra la fine del 1463 e l’inizio del 1464, quando il pittore si trasferì a San Gimignano. Tale termine si può restringere al 23 ottobre del 1461, quando Benozzo firmò il contratto per un’altra opera molto impegnativa: la tavola per l’altare della Compagnia della Purificazione, la cui sede era presso il convento di San Marco e di cui erano patroni gli stessi Medici (Padoa Rizzo 1992, p. 13). Inoltre, il Filarete ricorda gli affreschi del Gozzoli ormai conclusi nel suo trattato sull’Architettura, scritto fra il 1460 e il 1464. L’epigrafe Un’epigrafe, andata perduta, offriva una fondamentale chiave di lettura del ciclo pittorico, evidenziandone la tripartizione del ciclo — Magi, Angeli, Maria — e il nesso che lega tale scansione in un insieme organico e coerente. Il testo dell’epigrafe è riportato in un codice, riferibile al letterato Gentile Becchi, conservato a Oxford presso la Bodleian Library (Lat. Misc. e 81) pubblicato da Cecil Grayson (1973): Regum dona, preces sup[er]um, mens Virginis ar[a]e/sunt sacra: siste procul, turba [pro]fana, pedem! (trad.: ““I doni dei re, le preghiere degli spiriti superni, la mente della Vergine, sono le cose sacre dell’altare: tieni lontana, o folla profana, il piede!”). Nella raccolta manoscritta,il distico è preceduto da un titolo in prosa (riferibile al Becchi medesimo) che mette in rapporto i versi con la cappella dei Magi: Ad Cosmianum sacellum, in cuius prima parte Magi, in 2aAngeli canentes in 3aMaria partum adorans, ut corde, v[er]boet op[er]e adeuntes sacrificarent, pingeba[n]tur (trad.: “Alla cappella di Cosimo, nella cui prima parte si dipingevano i Magi, nella seconda gli angeli cantori, nella terza Maria che adora il suo nato, affinché i visitatori sacrificassero col cuore, colla parola e coll’opera”). I magi che recano i doni offrono il proprio cuore; gli angeli che pregano e cantano, richiamano la parola; Maria Vergine in adorazione del nascituro infine rappresenta l’opera, poiché ha offerto se stessa, il proprio intelletto e il proprio amore, per farsi strumento dell’Incarnazione e della nascita di Cristo (Acidini Luchinat 1993, p. 267). Per maggiori dettagli sulla questione e sulla probabile ubicazione dell’epigrafe, si veda la scheda generale sulla Cappella dei Magi. danneggiamenti, perdite e restauri. Alla fine del Seicento, dopo che il palazzo era stato acquistato dai Riccardi, la costruzione del nuovo scalone e il relativo pianerottolo al primo piano provocò gravi manomissioni della struttura della cappella e la perdita di una porzione consistente delle pitture murali nell’angolo sud-ovest. Inoltre nell’Ottocento, l’apertura del finestrone centinato sulla parete di fondo nella scarsella ha provocato la perdita dei simboli di due Evangelisti, l’aquila di Giovanni e l’angelo di Matteo. Nonostante interventi strutturali invasivi uniti a restauri e integrazioni improprie, gli affreschi del Gozzoli risultano oggi in uno stato di conservazione molto buono, grazie anche al recente restauro (1992), che ne ha migliorato la fruibilità e garantito la conservazione. In occasione del recente restauro, si sono potute acquisire importanti informazioni tecniche sulle pitture murali della Cappella dei Magi. La doppia muratura, con cui è stata edificata la cappella, ha garantito l’isolamento termico e la stabilità statica dell’ambiente e dunque la conservazione delle pitture murali. Inoltre, i due oculi originali dovevano lasciare filtrare luce scarsa e indiretta, lasciando l’ambiente nella penombra. Infine, la conservazione delle pitture è stata favorita dalla eccellente stesura di arriccio e intonaco, ben stesi e levigati. Sull’intonaco il pittore deve aver approntato un disegno preparatorio di massima dell’intera composizione; infatti sull’arriccio, rintracciato sotto le stuccature rimosse, sono state trovate tracce di sinopia. Quindi con la corda battuta sull’intonaco fresco sono state tracciate le fasce perimetrali, dove poi è stata dipinta la cornice a foglie di acanto, realizzata in più “giornate”. Le “giornate” sono state eseguite con particolare cura: hanno uno spessore sottile e omogeneo e una malta ricca di calce. Ci sono tracce di “spolvero” in zone forse delegate a aiuti perché meno importanti e impegnative. In altre zone ci sono tracce di un disegno a pennello con ocra giallo. Infine, incisioni circolari date a compasso si rilevano nella zoccolatura della scarsella per delimitare i tondi a finto marmo. Le indagini diagnostiche e le analisi chimico-fisiche, che hanno preceduto il restauro, hanno rilevato un tessuto pittorico caratterizzato da tecniche esecutive varie e composite, che si alternano in maniera difficilmente prevedibile arricchendo la tavolozza del pittore e le sue possibilità espressive. Infatti, le pitture sono eseguite ad affresco e a secco. Le parti a secco sono a tempera o a olio, realizzate quindi con media diversi.E’ stata quindi tracciata una mappatura delle tecniche utilizzate dall’artista sui rilievi grafici che individuano le giornate di lavoro: zone dipinte a tempera con lapislazzuli (azzurro d’Oltremare); zone a tempera con malachite e verderame trasparente; zone a tempera con altri pigmenti (lacca ecc.); zone realizzate a fresco. Fra Cinque e Ottocento, le pitture hanno subito danni e i traumi rilevanti provocati piuttosto dagli interventi strutturali effettuati nella cappella (aperture di porte e finestre, traslazioni di porzioni murarie, interventi di restauro deleteri e invasivi; si veda qui lo Stato di conservazione). Nelle operazioni di restauro, sono state rimosse le cause di degrado:depositi di particellato, strati di sostanze alterate, distacchi di intonaco, vecchie stuccature. Sono stati usati solventi diversi a seconda dei vari leganti. Eliminando le antiche ridipinture, è stata recuperata la maggior parte della superficie pittorica originale, compresi il lapislazzuli dei cieli e la foglia d’oro delle aureole, delle bordure degli abiti e dei finimenti. E’ stata così rimossa la ridipintura tardosecentesca del cielo, molto estesa, rintracciando il brillante Oltremare utilizzato da Benozzo, su cui spiccano le nuvole rosa illuminate con l’oro e gli uccelli in volo dai piumaggi multicolori. Nel cielo dipinto sulle pareti laterali della cappella sono riemersi, nel corso della pulitura, due cherubini blu su nuvolette blu lumeggiate di bianco, che completano le gerarchi angeliche rappresentate dal Gozzoli, comprendenti serafini, angeli e arcangeli. Sono state oggetto di restauro anche le parti pittoriche di integrazione, cioè quelle approntate sulle paretine rientranti all’angolo sud-ovest, oggetto della traslazione del 1689 ca., e la campitura azzurra stesa sulla tamponatura della finestra centinata dietro l’altare, chiusa nel 1929. Eventi e luoghi correlati al Viaggio dei Magi 1423: data apposta sulla pala di Gentile da Fabriano con l’Adorazione dei Magi, collocata sull’altare della cappella Strozzi in Santa Trinita (ora agli Uffizi; vedi Itinerari / I Magi a Firenze) la compagnia dei Magi, con sede presso il convento di San Marco, con la mansione di organizzare la festa dell’Epifania (Chastel 1964; Hatfield 1970; Cardini 1991; Padoa Rizzo 1992) 1439: concilio fra la Chiesa di Occidente e la Chiesa di Oriente, trasferito a Firenze dove venne stipulata la riunificazione – sia pure effimera – delle due Chiese. 1459, aprile: arrivo a Firenze di Galeazzo Maria Sforza e Sigismondo Malatesta, per unirsi insieme ad altri principi e alti prelati al corteo di papa Pio II Piccolomini diretto a Mantova, per un concilio convocato per organizzare una nuova crociata.

  • G.M. Boccabianca, Gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella del Palazzo Medici Riccardi di Firenze, Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1957.
  • A. Modi, Il palazzo Medici-Riccardi e il Museo Mediceo, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1960.
  • P. Bargellini, Le palais Médicis et les fresques de Benozzo Gozzoli, Firenze, Del Turco, 1948.
  • A. Grote, A Hitherto Unpublished Letter of Benozzo Gozzoli’s Frescoes in the Palazzo Medici-Riccardi, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, XXVII, 1964, pp. 321-322.
  • B. Santi, Palazzo Medici Riccardi e la Cappella di Benozzo Gozzoli, Firenze, Becocci, 1983 (‘Biblioteca de “Lo Studiolo”’; 6).
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  • Pittura di luce. Giovanni di Francesco e l’arte fiorentina di metà Quattrocento, catalogo della mostra (Firenze) a cura di L. Bellosi, Milano, Electa, 1990.
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  • M. Bussagli, Benozzo Gozzoli, Firenze, Giunti, 1999 (‘Art e Dossier’; 143).
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  • La stella e la porpora. Il corteo di Benozzo e l’enigma del Virgilio riccardiano, atti del convegno di studi (Firenze, 17 maggio 2007) a cura di G. Lazzi e G. Wolf, Firenze, Polistampa, 2009.
  • C. Del Bravo, Benozzo e i serafini, in “Artista”, 2009, pp. 30-33.

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