Villa di Cafaggiolo
Periodo:
1436-1451 circa
Committente / Collezionista:
Luogo:
Cafaggiolo, San Piero a Sieve (Firenze)
Villa di Cafaggiolo è situata in Mugello, nei pressi della collina sulla quale si erge la villa del Trebbio. Diversamente da quest’ultima, quella di Cafaggiolo si trova in pianura entro una valle stretta che impone un andamento trapezoidale al giardino retrostante.
Fonte iconografica fondamentale per ricostruire l’aspetto originario della villa medicea e del suo giardino è la lunetta dipinta da Giusto Utens del 1599 circa. Cafaggiolo concilia il valore difensivo peculiare del castello con l’armonia delle forme propria della residenza suburbana destinata alla evasione. L’edificio ha le superfici intonacate, il portale incorniciato dal bugnato, le torri, i ballatoi, i volumi compatti. Le più importanti varianti fra l’edificio attuale e quello raffigurato nel dipinto tardocinquecentesco sono: i fossati riempiti e l’assenza di una torre al centro.
L’ambiente naturale circostante non è molto cambiato rispetto a quello registrato dal dipinto dello Utens: il bosco e la ragnaia sulla sinistra, il giardino trapezoidale dietro, l’area pianeggiante a destra. Il giardino era chiuso da un muro e segnato da sei aiuole di pianta rettangolare bordate da siepi distribuite ai lati di un vialetto simmetricamente fra loro; in fondo, ai lati di una fontana a nicchia, c’erano due pergolati di vigne; a sinistra si trovano tuttora le scuderie cinquecentesche; in primo piano un padiglione “verde” era una sorta di architettura vegetale già caratteristica nel Quattrocento. Essendo fiancheggiato dal fiume Sieve, il giardino era dotato di un approdo, detto il “porto di Cafaggiolo”. Nel giardino sono scomparsi le divisioni e le fontane, mentre si trovano alberi secolari.
La datazione dell’intervento architettonico di Michelozzo sulla residenza di Cafaggiolo è molto incerta: le proposte oscillano dal 1436-38, poco dopo il rientro di Cosimo dall’esilio (Ferrara, Quinterio 1984, p. 181), agli anni seguenti alla divisone dei beni del 1451. Per motivi stilistici, comunque la villa di Cafaggiolo appare successiva alla villa del Trebbio.
La commissione dell’intervento viene attribuita a Cosimo il Vecchio da Vasari (1568).
Risulta impossibile definire i termini dell’opera di Michelozzo a Cafaggiolo. Su una struttura già approntata precedentemente, l’artista dovette intervenire all’esterno sui lati nord, est e sud, oltre che nell’articolazione di certi spazi interni e nell’ornamentazione (peducci), di gusto più rinascimentale rispetto a quelli del Trebbio. Come ricorda il Vasari, Michelozzo dovette ripensare e ridisegnare anche il paesaggio circostante adattando la villa e il suo giardino alla conformazione del terreno.
La storia della villa di Cafaggiolo presenta vari aspetti incerti per l’assenza di notizie documentarie.
La residenza risulta di proprietà dei Medici almeno dal 1359, quando Tommaso di Bonaccorso Adimari e Ottavio Gherardini, commissari della Repubblica fiorentina, scrivono nel resoconto della loro ispezione in Mugello: “Cafaggiuolo de’ Medici […] hanno cominciato ad acconciarlo come e’ debbono” (in Ferrara, Quinterio 1984, p. 255).
I lavori dovettero protrarsi a lungo, essendo menzionati ancora nella descrizione di Filigno de’ Medici del 1373, dove il “palagio” risulta dotato di corte, loggia, mura e fossato (in Ferrara, Quinterno 1984, p. 275). Entro questi due termini cronologici si collocano probabilmente le trasformazioni più rilevanti.
Nel 1427 Averardo di Francesco di Bicci, nella sua portata al catasto, dichiara di possedere insieme al figlio: “uno habituro acto a fortezza posto in Mugiello nel popolo della pieve di S. Giovanni in Petroio luogho detto Chafagiuolo con fossato intorno” e con annesse ventuno fattorie (Franchetti, Casali 1978, p. 48). Nel 1443, estintasi la discendenza di Averardo, Cafaggiolo passò ai cugini Cosimo e Lorenzo di Giovanni di Bicci.
Con la divisione dei beni stipulata nel 1451, Cafaggiolo venne assegnato a Cosimo il Vecchio, mentre il Trebbio passò al nipote Pierfrancesco.
Secondo il Vasari (1568), su commissione di Cosimo, Michelozzo ridusse la residenza “a guisa di fortezza, co’ i fossi intorno”, anche se certe caratteristiche dovevano già essere proprie dell’edificio; inoltre l’artista “ordinò i poderi, le strade, i giardini, e le fontane con boschi attorno, ragnaie, e altre cose da ville molto onorate”. La data di tale intervento resta molto dubbia.
La villa comincia ad essere dotata di arredi importanti, fra cui la pala della cappella dedicata ai santi Cosma e Damiano dipinta da Alesso Baldovinetti e raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Francesco, Cosma , Damiano, Giovanni Battista, Lorenzo, Giuliano, Antonio Abate e Pietro Martire (ora agli Uffizi), databile nel 1453 dopo la nascita di Giuliano, secondogenito di Piero il Gottoso.
Nel 1468 Cafaggiolo viene così descritto: “uno abituro grande edificato a ghuisa di fortezza con fussi murati intorno et chon antimuri et chon due torri entrovi quattro colombaie […] chon piaza grande murata intorno ai due lati; e dall’altro lato più habitazioni murate e una dirictura e lunghezza per bisogno et chomodità di detto abituro overo forteza, cioè capanne et stalle et vendemmie et granai et quattro chase da abitare, che detta piazza murata chon detti abituri fasciano detta fortezza overo abituro da tre lati et drieto ad esso v’è horto di circa istaiora quatro e seme, murato da tre lati et dall’altro v’è istecato” (Ferrara, Quinterio 1984, p. 179).
Morto Cosimo (1469), Cafaggiolo passò in eredità ai figli Lorenzo e Giuliano, il quale rimasto ucciso nel 1478 lasciò il fratello unico proprietario. Il Trebbio intanto apparteneva a Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco appartenenti al ramo collaterale e posti sotto la tutela del Magnifico essendo ancora in minore età. Presso la villa di Cafaggiolo Lorenzo soggiornò a lungo specie in estate, con la moglie Clarice Orsini e i figli, accompagnati da Agnolo Poliziano in veste di precettore ed educatore. Fra gli ospiti illustri della villa ci furono anche Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Sembra che proprio a Cafaggiolo il Magnifico compose il poemetto rusticale intitolato la Nencia da Barberino dedicato a una bella fanciulla del luogo.
Nel 1485 Lorenzo il Magnifico dovette cedere ai biscugini Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco, fra i vari beni, anche Cafaggiolo per saldare un debito nei loro confronti. A tale data le proprietà annesse alla tenuta sono ingenti: sessantasei poderi, venti case, tre mulini e fornaci (Franchetti, Casali 1978, p. 58). Lorenzo di Pierfrancesco impiantò a Cafaggiolo una manifattura di porcellana fondata nel 1494, che poi avrebbe avuto particolare sviluppo sotto Ferdinando I divenendo una rinomata manifattura granducale. Nel 1497 lo stesso Lorenzo minor commissionò a Sandro Botticelli affreschi andati perduti.
Nel 1537 Cosimo I, acquisita la proprietà, ingrandì la villa, vi costruì un “barco” murato per la caccia dotandolo di uno zoo di animali rari. Vennero costruite le scuderie ancora sulla sinistra della villa. Cafaggiolo fu utilizzata come casino per la caccia da Francesco I e soprattutto da Ferdinando I e come una residenza per la villeggiatura dai granduchi successivi fino ai Lorena.
Passata allo Stato italiano, nel 1864 fu venduta ai principi Borghese, che realizzarono importanti trasformazioni come l’abbattimento della torre centrale e l’interramento dei fossati.
- C. Acidini Luchinat, Il mecenatismo familiare, in “‘Per bellezza, per studio, per piacere’ Lorenzo il Magnifico e gli spazi dell’arte”, a cura di F. Borsi, Firenze, Cassa di Risparmio di Firenze, 1991, pp. 101-124.
- J. Ackerman, The villa: form and ideology of country houses, London, Thames & Hudson, 1990, (‘Andrew W. Mellon Lectures in the Fine Arts’ ; 1985) – (‘Bollingen series’).
- L’architettura di Lorenzo il Magnifico, catalogo della mostra (Firenze, Spedale degli Innocenti, 8 aprile – 26 luglio), a cura di G. Morolli, C. Acidini Luchinat, L. Marchetti, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 1992, pp. 62-65 (M. Pozzana).
- T. Carunchio, Michelozzo architetto ‘restauratore’ di fabbriche medicee, in “Michelozzo. Scultore e architetto (1396-1472)”, atti del convegno, Firenze, 2-5 ottobre 1996, a cura di G. Morolli, Firenze, 1998, pp. 73-80.
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- L. Gnocchi, Le preferenze artistiche di Piero di Cosimo de’ Medici, in “Artibus et Historiae”, IX, n.18, 1988, pp. 41-78.
- M. Gori Sassoli, Michelozzo e l’architettura di villa nel primo Rinascimento, in “Storia dell’Arte”, XXIII, 1975, pp. 5-51.
- I. Lapi Ballerini, Le ville medicee. Guida completa, Firenze, Giunti, 2003, pp. 71-74.
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- L. Zangheri, Ville della Provincia di Firenze: la città, Milano, Rusconi, 1989 , (‘Ville italiane: Toscana’; 1).