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Cortile delle colonne (detto anche ‘di Michelozzo’)

Autore:
Periodo:

1450 ca.


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, via Cavour n. 1, Palazzo Medici Riccardi


In pianta: m. 24,89 x 20,12 (ampiezza massima); 11,38 x 11,35 (area compresa fra le colonne); alzato: m. 7,52 (altezza massima).

Il cortile porticato (detto anche “cortile delle Colonne”) è il fulcro di Palazzo Medici. Elegante ambiente di particolare suggestione, fu progettato e costruito da Michelozzo insieme al nucleo più antico del palazzo quattrocentesco. Il cortile è caratterizzato da un ampio loggiato, che corre lungo il suo perimetro. Ogni lato è delimitato da quattro colonne monolitiche in pietra serena sormontate da capitelli compositi su cui poggiano tre archi a tutto sesto. Tangente all’estradosso degli archi corre una trabeazione costituita da un architrave bipartito sormontato da un fregio con festoni a graffito monocromo, opera di Maso di Bartolomeo (1452), stretto seguace di Michelozzo. I festoni uniscono fra loro dodici medaglioni in pietra, tre per lato, riferibili a un artista prossimo a Donatello (Bertoldo?). Nei rilievi entro ai tondi, si alternano stemmi medicei a rilievi di soggetto mitologico ispirati alla collezione di gemme antiche dei Medici. Sulla cornice superiore poggiano alcune finestre a bifora, simili a quelle sulla facciata esterna, con la colonnina centrale sormontata da un capitello corinzio. Anche le pareti al di sopra della trabeazione sono decorate a graffito. Infine, al secondo piano si apre una loggia architravata, costituita da colonnine ioniche poggianti su una balaustra sagomata a cornicione. La loggia oggi è chiusa da vetrate. Nei tre livelli dell’alzato, dunque si succedono tre ordini architettonici, che evidenziano la destinazione dei locali attigui: il composito per il cortile di rappresentanza, il corinzio per il piano nobile, lo ionico per la loggia che da accesso alle stanze di servizio. Inoltre il cortile ha il compito di allargare il cono visuale e prospettico che da via Larga penetra attraverso gli spazi dell’edificio in successione (cortile, giardino) e arriva fino al muro di cinta su via Ginori. Oggi, però, tale prospettiva è ostacolata dalla presenza della statua cinquecentesca in marmo raffigurante Orfeo che placa Cerbero col canto, opera di Baccio Bandinelli (1515 circa), posta al centro sul margine posteriore del porticato. La scultura è accompagnata da un raffinato piedistallo in marmo con emblemi e stemmi medicei scolpito da Benedetto da Rovezzano. Sul lato meridionale del cortile, una iscrizione datata 1715 su un monumentale cartiglio in pietra celebra la storia del palazzo e la gloria dei Medici, proprietari e committenti, e nello stesso tempo ricorda il grandioso programma di trasformazione attuato dai marchesi Riccardi dopo l’acquisto dell’edificio nel 1659. Dalla collezione archeologica dei Riccardi provengono oltre 300 pezzi antichi, fra busti, teste, frammenti di rilievi, urne e sarcofagi romani, iscrizioni greche e latine, posti alle pareti entro trionfali incorniciature barocche (panoplie), su mensole o su semicapitelli. Nelle quattro nicchie sulla parete di fondo si trovano i calchi di altrettante statue, costituite dall’assemblaggio di teste antiche (esposte nella Sala dei Marmi) con resti di sculture provenienti dalla antica facciata di San Maria del Fiore e risalenti al XIII secolo (originali presso il Museo dell’Opera del Duomo). Risale alle trasformazioni volute dai nuovi proprietari, anche il maestoso panneggio in stucco sostenuto da putti sulla parete nord, realizzato intorno al 1688 probabilmente su disegno di Giovan Battista Foggini. Il drappo maschera con eleganza scenografica il passaggio fra il cortile principale e il cortile dei Muli. Nello stretto andito si trovano dodici rilievi in terracotta dipinta con ritratti di Uomini Illustri fiorentini, in origine accompagnati da sei busti antichi posti sulle mensole in pietra ornate da mascheroni. Collocati qui nel 1719, i medaglioni furono donati al marchese Francesco Riccardi dalla moglie Cassandra Capponi.

Michelozzo concepì la residenza di Cosimo il Vecchio in via Larga, eretta alla metà del Quattrocento, come un cubo possente vuoto al centro, in corrispondenza del cortile porticato che doveva associare in sé le caratteristiche di funzionalità, bellezza e nobiltà. Fulcro dell’edificio, il cortile segnava anche l’asse visivo centrale dalla strada al giardino retrostante. Dall’esame dei documenti d’archivio (Hyman 1978) si ricava che Pagno di Lapo doveva essere responsabile dell’apparato decorativo di Palazzo Medici, in particolare nel cortile e nella cappella al primo piano, negli stessi anni in cui lavorava anche nella vicina San Lorenzo, ancora in corso d’opera sotto il patronato degli stessi Medici. Infatti i cantieri di Palazzo Medici e di San Lorenzo risultano interscambiabili. Nel 1452 sono inoltre documentati pagamenti allo scultore Maso Bartolomeo per la decorazione a graffito di un insieme costituito da fregio a festoni e architrave, che insieme formare una fascia inserita a correre fra il porticato colonnare e le finestre del primo piano. Probabilmente una decina di anni dopo venne realizzato l’attuale fregio con festoni a graffito e medaglioni in marmo scolpiti a rilievo (Caglioti 2000, pp. 392-393 nota 48). In origine cortile e giardino risultavano più distinti rispetto a oggi. Infatti, al posto del grande arco di passaggio fra i due spazi c’era una porta più piccola, sulla cui architrave si trovava un busto antico dell’imperatore Adriano. Ai lati di questa, si aprivano quattro piccole finestre inserite sotto le vele della volta. Sulle porte che davano accesso agli ambienti del pianterreno e al giardino erano collocati otto busti antichi restaurati da Andrea Verrocchio, inseriti entro nicchie circolari con cornici in gesso raffiguranti anelli con punta diamantata e ali, probabilmente su disegno di Donatello. Il cortile era considerato un luogo pubblico della residenza, dove il padrone di casa — scendendo dal primo piano — dava udienza ai cittadini e dove si svolgevano feste e banchetti. In occasione delle nozze di Lorenzo il Magnifico, nel 1469, furono sistemati sei lunghi tavoli per ospitare 70/80 commensali sotto il porticato. In tale occasione è registrata la presenza al centro del cortile del David bronzeo di Donatello (ora la Museo del Bargello), eretto su un’alta colonna che per la snellezza del fusto permetteva di apprezzare meglio la concezione prospettica dell’impianto. Dopo la cacciata dei Medici nel 1494, la Repubblica confiscò l’immobile e requisì alcune opere d’eccezione — quali il David e la Giuditta di Donatello, i Marsia e i busti antichi — trasferendole in Palazzo Vecchio. Rientrati i Medici nel 1512, papa Leone X commissionò a Baccio Bandinelli la scultura in marmo con Orfeo che placa Cerbero col canto posta nel cortile su un basamento di Benedetto da Rovezzano. I Riccardi, che acquistarono Palazzo Medici nel 1659, realizzarono importanti trasformazioni. Nell’iscrizione del 1715 sulla parete sud del cortile si celebra la storia del palazzo e dei suoi proprietari. Francesco Riccardi aveva maturato nel frattempo l’idea di creare un monumentale museo di antichità all’aperto proprio nel cortile delle colonne. L’allestimento dell’importante raccolta antiquaria, realizzato fra il 1717 e il 1719, coronò così la serie di interventi di gusto barocco all’interno dell’edificio. Lo scultore Giuseppe Brocetti, allievo del Foggini, fu l’autore del progetto. A tal scopo vennero realizzate le nicchie, le mensole, i semicapitelli, le panoplie. La porta che dava accesso al giardino fu sostituita dall’ampio arcone.

  • C. Giannini, Scultura di pietra serena. I mascheroni del cortile di Michelozzo in palazzo Medici Riccardi a Firenze, in “Bollettino della Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato”, LXXXVIII, 2010, 77, pp. 77-86.

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