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L’architettura di Palazzo Medici

Autore:
Periodo:

1444-1457 ca.


Committente / Collezionista:
Luogo:

Firenze, via Cavour (già via Larga) n. 1


In pianta: m. 54,60 (via de’ Gori; il fronte dell’edificio, escluso il muro della loggia sul giardino, è di m. 38,30) x 40,80 (via Cavour e via Ginori); alzato: m. 24,50 (altezza massima).

Come si può desumere dalle testimonianze figurative coeve (si veda qui, l’Iconografia), prima degli ampliamenti secenteschi, Palazzo Medici si presentava come un cubo possente, vuoto al centro, in corrispondenza del cortile porticato. Fulcro dell’edificio, il cortile segnava anche l’asse visivo centrale da via Larga (poi via Cavour), attraverso il cortile e poi il giardino retrostante, fino al portale su via Ginori. Fu il primo edificio privato a Firenze a comprendere un giardino. La facciata principale è su via Larga: è rivestita in bugnato “scalare”, dalle bozze scabre al pianterreno fino alla liscia partitura al secondo, ed conclusa in alto da un cornicione con forte aggetto con motivi classicheggianti. Le maggiori alterazioni all’esterno dell’edificio di Cosimo si osservano sul fronte dell’edificio. La mole imponente del palazzo dispiegava la sua facciata per dieci campate scandite da altrettante finestre bifore al primo e al secondo piano e da tre portali centinati (quello più a nord — il terzo contando da sinistra — tamponato con finestra “inginocchiata”). Le dieci campate si possono ancora rintracciare, contandole nell’attuale facciata dall’angolo sud verso nord. Su tale angolo, fra via Larga e via de’ Gori, il palazzo presentava una loggia aperta sulla strada, poi tamponata con due finestre ‘inginocchiate’ (1517).Sul medesimo angolo, la lumiera in ferro battuto e lo stemma, che — sia pure con varie sostituzioni — è sempre stato ivi collocato, sottolineano l’impostazione ad angolo dell’edificio messo così in stretta relazione visiva col Duomo, lungo la direttrice di via Larga. Del resto tale collocazione ad angolo, di tutto rilievo, rispondeva agli impianti urbanistici tre-quattrocenteschi (Elam 1990). Sul lato meridionale di via de’ Gori la facciata continua tuttora in altre nove campate. Ad essa si annette il muro esterno alla loggia sul giardino, con le bugne d’angolo e in origine merlato. Un piccolo ingresso permetteva di accedere alla loggia interna direttamente dalla strada. Su via Ginori correva, allora come ora, il muro del giardino. Sul tetto verso nord spuntava un piccolo campanile a vela, in corrispondenza della cappella al primo piano. Invece a sud si ergeva una torretta coronata da una lanterna, con cui si concludeva la scala principale all’interno dell’edificio, posta nel vano dove i Riccardi costruirono la scala a chiocciola ancora esistente. Nei locali al pianterreno su via Larga si trovava la sede del banco Medici. Il cortile, la camera grande all’angolo nord-occidentale,il giardino con la loggia, erano ambienti semi-pubblici e di rappresentanza. L’accesso alla scala quattrocentesca era sul lato sud del porticato interno (sulla sinistra, in fondo, entrando nel cortile dal portale principale). Al piano nobile (il primo) tale scala immetteva nel corridoio che conduceva alla cappella e alla sala grande, altri ambienti di rappresentanza del palazzo. Da tali ambienti si accedeva all’appartamento del capofamiglia, posto su via Larga. Il progetto è l’edificazione di Palazzo Medici è pressoché concordemente riferito a Michelozzo sulla scorta del testo delle Vite scritte dal Vasari (1568). Diversamente Brenda Preyer propone di attribuire il progetto della celebre architettura, assolutamente originale per l’epoca, a Filippo Brunelleschi (Preyer 1990).

La mole cubica, sobria e imponente, di Palazzo Medici divenne il prototipo dell’architettura civile del Rinascimento a Firenze e in Toscana. Quando Cosimo il Vecchio de’ Medici ne avviò la costruzione, via Larga (oggi via Cavour) aveva già assunto i caratteri della strada medicea per eccellenza. Infatti, su quella direttrice dove i Medici risiedevano fin dal Trecento (si veda scheda 1340 circa-1375 -I Medici in via Larga), si trovavano il convento di San Marco e la Compagnia dei Magi, dei quali Cosimo aveva ottenuto il patronato, una volta rientrato dall’esilio nel 1434. Quando Cosimo decise di costruire un palazzo per sé e per la propria famiglia su tale strada, Michelozzo stava portando a termine i lavori di ristrutturazione del complesso conventuale e della chiesa, assegnati all’ordine amico dei domenicani dell’Osservanza e inaugurati nel 1446 con la consacrazione di papa Eugenio IV. Inoltre probabilmente Michelozzo era stato chiamato a sovrintendere al cantiere di San Lorenzo, prima che Antonio Manetti ne assumesse la direzione. I documenti testimoniano che nel 1443 Cosimo acquistò gli ultimi immobili necessari ad assumere l’intera proprietà nell’area delimitata dalle attuali via Cavour, via de’ Gori e via Ginori, dove poi sarebbe sorto l’edificio (si veda la scheda: Cosimo compra case (1443)). L’anno seguente iniziarono i primi lavori con l’abbattimento degli immobili preesistenti e lo scasso del terreno per costruire le fondamenta (cfr.: Inizio dei lavori per Palazzo Medici (1444-1446)). A questa data doveva già essere stato approvato il progetto affidato, secondo il Vasari (1568), a Michelozzo, cui si deve la costruzione dell’edificio. Lo stesso Vasari racconta anche che Cosimo in un primo tempo aveva preso in considerazione un modello proposto da Filippo Brunelleschi, ma giudicandolo troppo ambizioso e probabilmente troppo costoso, lo rifiutò (cfr. scheda Modello di Palazzo Medici, di Filippo Brunelleschi). I lavori per Palazzo Medici dovevano essere pressoché conclusi nel 1457, quando Cosimo dichiara di risiedere in tale edificio con la propria famiglia (cfr.: <Cosimo il Vecchio abita in Palazzo Medici (1457/8)>). Del resto, nell’atto della divisone dei beni stipulato nel 1451 con il nipote Pierfrancesco, aveva chiesto di rimanere ad abitare nella “casa vecchia” di famiglia ancora per cinque anni in vista della conclusione dei lavori per il nuovo palazzo (cfr.: <Divisione dei beni… (1451)>). Negli anni che precedono la sua morte (1464), Cosimo delega progressivamente al figlio Piero il compito di arredare e di decorare gli ambienti e di allestirvi pregevoli opere d’arte (come il David o il Marsia). Alcune delle opere più importanti e di significato politico più pregnante vengono accompagnate da iscrizioni recanti versi di Gentile Becchi, letterato ed educatore di casa Medici. Nel 1459, Cosimo ricevette nella cappella del palazzo, ancora priva degli affreschi ma già conclusa e magnificamente arredata, Galeazzo Maria Sforza (cfr.: altri principi a Firenze (1459)>). Piero il Gottoso aggiunse alla mole di Palazzo Medici due case poste anord su via Larga, comprate nel 1468 (cfr.: acquista due case (1468)>). Nel fabbricato annesso furono allestiti locali di servizio affacciati su due cortili interni, il cortile del pozzo e il cortile dei muli. La facciata esterna era merlata. Nel novembre del 1494,dopo la cacciata dei Medici, la Repubblica requisì il Palazzo insieme alle altre residenze medicee. Alcune importanti opere, come il David e la Giuditta di Donatello e i due Marsia, furono trasferiti in Palazzo Vecchio. Rientrati nel 1512, i Medici tornarono ad abitare nella dimora di via Larga. La loggia d’angolo, dove furono collocati due cannoni a guardia dell’incolumità dei padroni di casa, venne chiusa nel 1517. Nelle arcate tamponate furono inserite monumentali finestre dette “inginocchiate”, progettate da Michelangelo, allora impegnato anche nel cantiere di San Lorenzo. Forse contemporaneamente alla loggia, venne chiuso anche il portone settentrionale su via Larga, sostituitoda un’altra finestra “inginocchiata”. L’intervento rese quindi necessario edificare una nuova porta di servizio in corrispondenza degli immobili annessi nel Quattrocento. Nel frattempo, i Medici e in particolare il cardinale Giulio, poi papa Clemente VII, si preoccuparono di riportare negli ambienti del palazzo i fasti preesistenti all’esilio. Mentre si allestivano nuove decorazioni e si ripristinavano, dove era possibile, opere già confiscate dalla Repubblica, venivano collocate la statua con Orfeo (1519 ca.) nel cortile e la copia del Laocoonte (1521 ca.; oggi agli Uffizi) nel giardino, entrambe di Baccio Bandinelli. Venne ripristinato lo stemma Medici all’esterno dell’edificio, fra via Cavour e via de’ Gori. Dopo la parentesi dell’ultima Repubblica (1527-1530), il palazzo di via Larga divenne la dimora dei primi duchi Medici: Alessandro e, dopo l’assassinio di questi, Cosimo I. In un documento del 1531 viene ricordata per la prima volta la “Porta dei Muli”, il nuovo portone di servizio aperto nel fabbricato annesso al palazzo, dotato nel frattempo di una nuova facciata. Nel quarto decennio del Cinquecento il palazzo sembrò ritrovare gli antichi fasti in occasione di importanti eventi pubblici, quali il soggiorno dell’imperatore Carlo V d’Asburgo (29 aprile 1536), futuro suocero di Alessandro, e l’ingresso trionfale di Eleonora di Toledo, divenuta sposa di Cosimo I (30 giugno 1539), seguito da spettacolari festeggiamenti nei giorni seguenti. Il 15 maggio 1540, festa del Salvatore, Cosimo I con la moglie Eleonora di Toledo lasciò il palazzo di famiglia per insediarsi con una solenne cerimonia nel Palazzo della Signoria, che divenne allora palazzo ducale. Palazzo Medici diventò dunque la residenza di membri di secondo piano della famiglia. Ormai ritenuto troppo austero rispetto al fasto barocco del tempo, nel 1659 Palazzo Medici fu venduto dal granduca Ferdinando II al marchese Gabriello Riccardi per quarantamila scudi.

  • B. Preyer, L’architettura del palazzo mediceo, in “Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze”, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze, Giunti, 1990, pp. 58-75.