Antologia
La sezione riunisce testimonianze e commenti di ospiti e visitatori di Palazzo Medici Riccardi insieme a brani tratti da fonti antiche e guide. L’Antologia, con brani dal XV secolo fino a oggi, è ordinata cronologicamente e divisa in sottosezioni in base alla fase storica di appartenenza e al secolo. All’interno di ogni sottosezione i testi vengono menzionati in elenco in maniera sintetica, con dati essenziali sufficienti per identificarli e per permettere una scelta. Si può quindi visualizzare la citazione di ogni testo scelto (tasto Visualizza), di cui sono riportati anche i riferimenti bibliografici e/o archivistici.
Alexandre Davy de la Pailleterie detto Dumas padre (Villers-Cotterets, 1802 – Puys, 1870), padre del più celebre romanziere, fu scrittore rinomato. Iniziò come autore teatrale per dedicarsi poi alla letteratura d’appendice. Da tale attività emersero romanzi di grande successo, come Il conte di Montecristo e I tre moschettieri.
Dopo aver partecipato alle campagne napoleoniche d’Italia, Austria e Prussia, nel 1814 Stendhal (Grenoble, 1783 – Parigi, 1842) si stabilì in Italia: risiedette a Milano fino al 1821 e quindi, dopo un soggiorno a Parigi, fu console a Civitavecchia dal 1831. Autore di saggi, romanzi (La certosa di Parma; Il rosso e il nero), novelle e scritti autobiografici, il letterato francese scrisse anche varie resoconti di viaggi: Roma, Napoli, Firenze nel 1817, Passeggiate romane nel 1829, Memorie di un turista nel 1838.
Samuel Rogers visitò Palazzo Medici Riccardi poco tempo dopo che l’edificio era stato acquistato dall’amministrazione granducale, mentre erano ancora in vendita le sue preziose collezioni.
Ai primi dell’Ottocento, Wolfang Goethe, Chateaubriand e madame de Stael non fanno alcun cenno a Palazzo Medici Riccardi nei propri diari di viaggio; diversamente Johann Seume (1763-1810) ne fa un breve cenno. L’originale letterato compì un lungo viaggio, da Lipsia a Palermo e ritorno, a piedi portando con sé diversi volumi di autori classici.
La casa editrice John Murray è stata fondata da John Murray I (1745-1793) nel 1768 a Londra. Questi, insiema suo figlio John Murray II (1808-1892), ha reso l’azienda una delle più importanti in Inghilterra nel campo dell’editoria.
Inglese, William Blundell Spence si stabilì a Firenze nel 1838 e studio presso il pittore Giuseppe Bezzuoli, divenendo paesaggista. Collezionista, attore, amante della musica, nel 1857 comprò villa Medici a Fiesole. La sua Guida della capitale dei granduchi è uno degli esemplari più originali e vivaci dell’epoca
Antoine Claude Pasquin detto Valery era bibliotecario regio a Versailles. Scrisse e pubblicò i Voyages, in cui descrive minutamente i luoghi da lui visitati e nel contempo dà molte indicazioni utili a chi viaggia. Quando soggiornò a Firenze, visitò gli edifici più importanti ma anche quelli meno celebrati.
Cochin fu un importante disegnatore e incisore. Nel testo si mostra interessato soprattutto ai dipinti conservati nel palazzo dei Riccardi, manifestando particolare ammirazione per Rembrandt e Bergognone. L’artista francese cita inoltre opere di Jan I de Velours, Brueghel, Teniers, Lorrain, Ruisdael, Wourmans, Nicklaus Berghem, Peter Neefs, Bellotto, Furini, Francesco Vanni, Parmigianino, Veronese, e ancora Borgognone e Pompeo Batoni. Alcuni dipinti elencati da Cochin, citati anche negli inventari della collezione Riccardi, sono stati identificati con opere oggi custodite in raccolte internazionali (si veda G. De Juliis, Appunti su una quadreria fiorentina: la collezione dei marchesi Riccardi, in “Paragone”, XXXII, n. 375, pp. 57-92.).
Descrizione del Palazzo dei Riccardi con riferimento all'Apoteosi dei Medici dipinta da Luca Giordano.
Descrizione della Cappella dei Magi realizzata da un anonimo nei primi anni del XVIII secolo
Il palazzo, una volta divenuto di proprietà dei Riccardi nel 1659, non riscosse più particolare interesse da parte dei viaggiatori stranieri. Ma nella letteratura locale risulta considerato uno degli edifici della città più importanti. La descrizione approntata da Ferdinando Leopoldo Del Migliore nella sua Firenze illustrata risulta particolarmente attenta e ricca di informazioni rispetto alle precedenti.
Le Bellezze della Città di Fiorenza è la prima guida locale a stampa di taglio storico-artistico, dopo l’esile e dilettantesco Memoriale scritto da Francesco Albertini nel 1510. Il testo del Bocchi fu poi ampliato da Giovanni Cinelli nel 1677.
L’anonimo viaggiatore francese, come Montaigne, è interessato a visitare Palazzo Medici, perché lì è nata la regina madre di Francia, Caterina de’ Medici.
Scrittore e filosofo francese, Montaigne (Saint-Michel-de-Montaigne 1533 – 1592) dopo un periodo di attività pubblica si ritirò nelle proprie terre da dove si mosse solo per compiere un viaggio in Italia. Di questo dette un puntuale resoconto. Durante tale viaggio, Montaigne fece un breve soggiorno a Firenze, città per la quale non manifestò un particolare interesse. Risulta assai incolore anche il commento nei confronti di Palazzo Medici. L’edificio comunque suscitò la curiosità del letterato poichè aveva visto nascere la regina di Francia, Caterina de’ Medici.
Pittore, architetto e letterato, Giorgio Vasari (Arezzo 1511 – Firenze 1574) è il principale artista della corte del duca Cosimo I de’ Medici, suo stretto collaboratore e coordinatore degli artefici che operano nelle residenze medicee. Nel 1568 diede alle stampe la seconda edizione delle Vite, dopo quella del 1550. Si tratta di un’opera di capitale importanza nella storiografia artistica, fonte inesauribile di notizie, con un taglio storico di ampio respiro, in cui emerge per ciascuna biografia la spiccata individualità di ciascun personaggio.
Palazzo Medici è il primo edificio privato che cita nella sua descrizione di Firenze. Attribuisce alla residenza medicea un giudizio che orma suona come convenzionale e richiama quelli precedenti di papa Pio II e Machiavelli.
William Thomas approdò a Venezia in fuga dalla giustizia del proprio paese. Rimase in Italia tre anni. Il suo commento su Palazzo Medici ha toni convenzionali come in altri autori del XVI secolo.
Segretario della seconda cancelleria della repubblica fiorentina, Nicolò Machiavelli (Firenze 3.5.1469 – 22.6.1527) fu costretto a lasciare la vita politica una volta rientrati i Medici nel 1512. Si dedicò quindi alla stesura delle sue opere maggiori. Nel 1520 papa Clemente VII Medici, che gli affidò ancora alcune missioni diplomatiche, gli chiese di scrivere le Istorie fiorentine. La seconda citazione di Palazzo Medici fa intuire che esso veniva utilizzato dai proprietari e signori di Firenze anche come sede semi-ufficiale al posto di Palazzo della Signoria, forse velatamente in contrapposizione con esso.
Giorgio Vasari descrive l’apparato allestito da Bastiano da Sangallo detto Aristotele nel secondo cortile di Palazzo Medici con Storie dei Medici dipinte da vari artisti.
Dedicato a don Giovani de’ Medici, iIl Riposo del Borghini consta di quattro libri, due teoretici e due storici. Questi ultimi riprendono molto Vasari, privilegiando il catalogo delle opere a discapito dell’aneddoto biografico.
L’anonimo autore ha ripreso certamente il testo del Billi (cfr. Il libro di Antonio Billi, [1481-1530], ed. a cura di Fabio Benedettucci, Anzio, De Rubeis, 1991) ampliando i contenuti e continuando il racconto nel tempo. Il testo però rimane a uno stato di abbozzo.
Giorgio Vasari descrive gli apparati viari per l’ingresso trionfale di papa Leone X de’ Medici a Firenze (30 novembre 1515)
Don Timoteo Maffei fu priore e poi generale dell’ordine agostiniano. Matteo de’ Pasti gli dedicò una medaglia durante il suo soggiorno a Ferrara fra il 1444 e il 1446, probabilmente in occasione di una permanenza del Maffei nella città estense in anni in cui questa era frequentata anche da Guarino Veronese e Leon Battista Alberti. Timoteo Maffei instaurò buoni rapporti di amicizia con Cosimo il Vecchio de’ Medici. Grazie al canonico, Cosimo poté ottenere da papa Eugenio IV il permesso di ristrutturare il complesso conventuale della Badia Fiesolana, iniziato nel 1456 e conclusa nel 1467.
Il poeta Alberto Avogadrio, appartenente a una nobile famiglia di Vercelli, fu allievo dell’umanista fiorentina Cristoforo Landino. Nel panegirico intitolato De Religione, et Magnificentia Illustris Cosmi Medices Florentini, il letterato inserì un brano celebrativo dedicato al Palatium Urbis di Cosimo il Vecchio de’ Medici. La descrizione dell’edificio è piuttosto ingenua e poco attendibile, dettata soprattutto dal desiderio di compiacere il Medici.
Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, Corsignano, 18.10.1405 – Ancona, 15.8.1464) ricorda nei suoi Commentarii il proprio soggiorno a Firenze nell’aprile del 1459, mentre era in viaggio per Mantova.
Nell’aprile del 1459, quando giunsero a Firenze papa Pio II e altri importanti principi e dignitari italiani, furono allestiti importanti festeggiamenti, ricordati in vari scritti del tempo fra cui le terze rime di un anonimo poeta del tempo, che fa più volte riferimento a Palazzo Medici.
Bartolomeo Sassetti fu il responsabile amministrativo della costruzione di San Lorenzo e probabilmente di Palazzo Medici. Nella lettera informa Giovanni de’ Medici, figlio minore di Cosimo il Vecchio, allora a Roma, dell’inizio della costruzione del nuovo palazzo di famiglia. Come la precedente firmata da Alessio Galluzzi, la missiva è un importante documento che data l’inizio dei lavori per la edificazione del palazzo di Michelozzo.
Philippe de Commynes (Hazenbrock, 1447 circa – Argenton, 1511) fu uno storico e diplomatico francese, alla corte di Borgogna fino al 1472, quando passò al servizio di Luigi XI, re di Francia. Nelle sue Memorie racconta la storia degli ultimi decenni del Quattrocento. Vi narra, fra l’altro, i tragici eventi del novembre del 1494, quando Piero de’ Medici detto il Fatuo, che aveva ceduto alle richieste di Carlo VIII re di Francia, venne cacciato in occasione della rivolta popolare capeggiata da fra’ Girolamo Savonarola. I francesi vennero quindi ospitati in Palazzo Medici nel frattempo requisito dalla neonata Repubblica: nel salone al primo piano su via Larga si svolsero con successo le trattative per la pace e la salvezza di Firenze.
Nel monumento funebre a Filippo Lippi conservato a Spoleto è presente al centro un epitaffio dedicato al ricordo del defunto e scritto da Agnolo Poliziano su richiesta di Lorenzo il Magnifico.
Descrizione dello stendardo di Lorenzo tratta da: Luigi Pulci, La giostra di Lorenzo de’ Medici
Descrizione dello stendardo di Lorenzo tratta da: Anonimo, Ricordo d’una giostra fatta a Firenze a dì 7 febbraio 1468 [1469] sulla piazza di Santa Croce
Terze rime in lode di Cosimo de’ Medici e de’ figli e dell’honoranza fatta l’anno 1458 [sic] al figlio del duca di Milano et al papa nella loro venuta a Firenze
Morto Lorenzo il Magnifico nell’aprile del 1492, veniva stilato l’inventario dei suoi beni. L’originale di questo importante documento è andata perduta, ma ci è pervenuta la trascrizione accurata redatta nel 1512 per volere del nipote Lorenzo di Piero, poi duca di Urbino, all’indomani del rientro dei Medici a Firenze dopo il bando del 1494.
La copia nasceva probabilmente da una duplice esigenza: da un lato la necessità di valutare la consistenza del patrimonio familiare, dopo i drammatici rivolgimenti politici appena conclusi; dall’altra l’intento di aprire un nuovo capitolo della storia medicea ripartendo dai recenti fasti del secolo precedente, ben rappresentati dalla persona e dall’opera del Magnifico.
La puntuale elencazione degli oggetti, dislocati nei vari ambienti di Palazzo Medici, è per noi uno strumento insostituibile per conoscere e penetrare il mondo privato e pubblico di Lorenzo il Magnifico e dei suoi predecessori, la sua attività di mecenate e collezionista. Inoltre è una preziosa testimonianza degli arredi e della vita quotidiana in una residenza signorile nella Firenze quattrocentesca.
Antonio Averlino detto il Filarete, scultore e architetto, fu attivo inizialmente a Roma e poi dal 1451 a Milano chiamato da Francesco I Sforza. Per il signore di Milano scrisse il Trattato di architettura fra il 1460/61 e il 1464. Concluso il testo dopo la morte dello Sforza, lo dedicò a Piero il Gottoso de’ Medici (1464).
Il cosiddetto Libro di Antonio Billi è uno zibaldone di notizie scritto fra il 1481 e il 1530. Il titolo si deve alla ripetuta citazione nel codice della Magliabechiana. Ma di fatto non sappiamo chi è l’autore dato che è incerto se Antonio Billi sia stato l’autore o il possessore del testo. E’ la fonte più importante seguita da Vasari nella redazione delle Vite per gli artisti fiorentini più antichi, da Cimabue al Pollaiolo. Oltre alla copia del codice Petrei, qui riportato, si ha anchew la versione del codice strozziano (ASF, Magliab. Cl. XXV, 636), che propone una versione più accurata ma anche più frammentaria.